Il professore replicò con mal garbo, e chi sa che battibecco sarebbe successo se la presenza d’un estraneo non avesse servito di freno.
Però Teofoli e Monsieur de la Rue Blanche non istettero molto ad accommiatarsi. Il francese esternò subito la sua antipatia pei due istrici che l’altro gli aveva fatto conoscere e svolse le sue idee sulla necessaria inferiorità di quelli che sfuggono le donne. Beninteso qu’il ne faut pas nager dans l’azur; bisogna andar subito al concreto; se no, guai.
Fra i sarcasmi di Dalla Volpe e di Frusti e le dottrine radicali di Monsieur de la Rue Bianche, il professore tornò a casa che aveva la testa come un cestone. E tutta la notte sognò le mot de Danton: de l’audace, de l’audace, et toujours de l’audace. E, sempre in sogno, fu audacissimo; tanto audace che la mattina, a ricordarsene, sentì drizzarsi i capelli sulla fronte e salirsi le fiamme al viso.
XII.
Comunque sia, in quei giorni, con la migliore volontà del mondo, il professore Teofoli non avrebbe potuto essere audace altro che in sogno. I preparativi pel ballo mascherato dei Gilbert assorbivano tutte le facoltà e tutto il tempo delle signore eleganti di X; le virtuose non badavano più alla loro famiglia, le peccatrici non badavano più ai loro amanti, e quelle che, senza essere ancora cadute, avevano voglia di gustare il frutto proibito, si riserbavano a stendervi la mano in quaresima. Per ora conveniva pensare alla gran serata. Ed erano abboccamenti misteriosi e misteriose corrispondenze con sarti e vestiaristi del paese e di fuori, erano colloqui diplomatici in cui le rivali si tasteggiavano a vicenda cercando strapparsi il geloso segreto di un’acconciatura, del taglio d’un abito, del colore d’un nastro. Si consultavano gli artisti, si sfogliavano le opere più riputate sul costume antico e moderno dei vari popoli, si esaminavano disegni e modelli, si applicava la celebre formola dell’Accademia del Cimento: provando e riprovando.... ogni sorta di foggie. C’era poi da combinare le coppie per le quadriglie, e anche questo grave argomento era oggetto di lunghi e delicatissimi negoziati.
Le intenzioni della contessa rimasero per un pezzo avvolte in un mistero impenetrabile. Finalmente si seppe ch’essa sarebbe comparsa da Madama di Pompadour e che il suo cavaliere nella quadriglia sarebbe stato il marchese Montalto in uniforme di gentiluomo della Corte di Luigi XV.
Teofoli accolse la notizia con mediocre entusiasmo. La marchesa di Pompadour, una favorita! Non c’era proprio di meglio da scegliere?
E con molte reticenze il professore fece intendere alla sua amica che avrebbe preferito qualche cos’altro, qualche tipo immortalato dalla poesia, reso sacro dalla sventura....
— Mio caro, — interruppe la Serlati, — la poesia e la sventura son bellissime cose, ma in un ballo si bada a ben altro che a ciò.... Sarò una marchesa di Pompadour adorabile, ve ne dò la mia parola d’onore... senza esser per questo la favorita di nessun principe....
— O contessa cattiva, può attribuirmi un pensiero simile? Gli è ch’io l’avrei vista così volentieri come Beatrice, come Laura, come Vittoria Colonna....