. . . . . . . in cerula gonnella,

E adorna il crin della normanna cuffia,

E le orecchie dei tremuli pendenti

Che, recati di Francia ai vecchi giorni,

Furon trasmessi poi di madre in figlia....

Più in là una Margherita biondissima, dimentica in quel momento di Fausto, s’appoggiava con un certo abbandono a un mandarino chinese, precedendo di pochi passi una Maria Antonietta, che improvvida dell’avvenire, discorreva animatamente con un Enrico IV. Nel vano di una finestra, un’altra tragica regina, Maria Stuarda, civettava in lingua tedesca con un arabo dall’ampio e pittoresco turbante, e un maresciallo Turenna, ritto davanti a una figlia di Madama Angot, stava aspettando ch’ella avesse bevuto una limonata per riprender dalle sue mani il bicchiere. E trovatori e castellane del Medio Evo, e donne e cavalieri d’ogni età e d’ogni paese, e bizzarre personificazioni di fiori e di piante, e albe rosee, e notti stellate passavano e ripassavano, mentre dall’alto una musica invisibile dava il segnale delle danze. Non si ballava però, o appena cominciato a ballare si smetteva, tant’era la ressa della gente, tanta la curiosità che tutti avevano di esaminarsi a vicenda.

Sulla mezzanotte, quasi contemporaneamente, arrivarono tre gruppi, ciascuno di otto persone che furono ricevuti con grandi applausi. L’uno di mugnai e mugnaie, era tutto composto di ragazze o di giovinetti la cui avvenenza fresca e vivace poteva sfidare quel costume semplicissimo e primitivo. Il secondo ed il terzo ci trasportavano in pieno secolo decimottavo, all’epoca di Luigi XV. Otto fra pastori e pastorelle scesi dai quadri del Watteau, e otto fra gentildonne e gentiluomini della Corte frivola, arguta, elegante. In quest’ultimo gruppo era la Serlati, da marchesa di Pompadour, e al fianco di lei, lindo, attillato, con la mano sinistra sull’elsa dello spadino, il suo Montalto. Che fascino c’era nella Serlati! E come i suoi occhi sfavillavano sotto la parrucca incipriata! Ecco, ell’era appena giunta che già tutti quanti gli sguardi si rivolgevano a lei e i travestimenti meglio riusciti impallidivano al confronto del suo, e le più superbe bellezze si vedevano per sua cagione disertate da una parte dei loro adoratori! Ell’attraversava le sale senza imbarazzo e senza spavalderia, non turbata, non esaltata dal fremito d’ammirazione e di desideri che sollevava intorno a sè, ma con la sicurezza calma e serena, ma con la facile indulgenza di chi non teme rivali.

Quale ella paresse a Teofoli non c’è bisogno di dirlo. Tutti i superlativi del vocabolario gli salivano al labbro ed egli susurrava fra sè: — Stupenda, celeste, divina! — Però, quanto maggiore era il suo entusiasmo, tanto più egli sentiva la follia della sua passione, tanto più si maravigliava seco medesimo delle parole temerarie che aveva poco innanzi masticato fra i denti, quasi per rispondere alla tacita canzonatura di Monsieur de la Rue Blanche. Egli esser l’amante della contessa Giorgina Serlati! Era possibile? Non era un segno d’aberrazione il solo averlo supposto? Eppure.... eppure egli l’amava, su questo punto non c’era dubbio, e l’amore, nato in lui così tardi, aveva tutta la violenza degli amori giovanili.... Sarebbe stato tanto felice di morire per lei. Anzi, poichè questa, ragionevolmente, era la sola felicità a cui egli potesse aspirare, il suo pensiero vi si riposava con una specie di voluttà dolorosa.... Morire.... morire....

Intanto egli era combattuto fra il desiderio di salutar la Giorgina e quello di dileguarsi inavvertito, di fuggir mille miglia lontano da un luogo ov’egli appariva assurdo, ridicolo agli occhi propri.

Ma ella che lo aveva scorto in mezzo alla gente e che non voleva perdere i suoi omaggi (a lei premeva di raccogliere persino le briciole) gli si avvicinò con quella affabilità che le accattivava gli animi. — O Teofoli, bisogna dunque che vi venga incontro io.... E avete voluto far a modo vostro.... venire in frac. V’era così facile indossare una toga di professore.... Avete visto il vostro amico de la Rue Blanche?.... Quei quindici o venti frac (non saranno mica di più) sono i punti neri della festa e son quasi pentita d’aver interceduto io per ottenere questa concessione dai padroni di casa.... Non importa, mi accompagnerete ugualmente al buffet.... quando sarà l’ora della cena.... Speravate forse di esimervi dal vostro impegno? Vi leggo in viso io il vostro tradimento....