— Oh contessa....
— Sì, sì, mi negherete che avevate una mezza intenzione d’andarvene?
— Ma.... — balbettò Teofoli, come uno scolaro côlto in fallo.
— Eh, — interpose con un sorrisetto il marchese di Montalto che faceva da cavaliere alla contessa, — il signor professore non ha l’abitudine di far così tardi....
— In quanto a questo, — replicò l’altro punto sul vivo, — non si dia pensiero.... All’ora della cena sarò al mio posto.
— Bravo Teofoli, — esclamò la Serlati. — Ogni promessa è debito.... verrete a cercarmi nella sala da ballo.... Arrivederci.
E si confuse nella folla.
Era destino. Qualunque atto d’indipendenza egli volesse fare, ella era pronta ad accorgersene, pronta a risaldar la catena che lo avvinceva a lei.
S’era finalmente incominciato a ballare, e per quella selezione naturale che avviene in queste occasioni gli uomini gravi e maturi si trovavan separati dalla parte più giovine e vivace della società.
Il dottor Luini si riaccostò a Teofoli e lo prese pel braccio. — Venga con me, professore, venga a bevere una tazza di tè; chè questo è il vero momento di trovar la sala del buffet quasi vuota.