Ella si voltò a Montalto che non si risolveva ad allontanarsi, e gli tese la mano con un — A più tardi.

Una signora in costume da Direttorio susurrò dietro il ventaglio al suo cavaliere: — Pagherei sapere che gusto ci trovi la Serlati a mettere alla berlina quel povero professore Teofoli.

— Eh, — replicò l’interrogato; — il gusto che le donne ci trovano sempre a far disperare gli uomini.

— La più bella della festa in compagnia del più brutto, — sghignazzò qualcheduno.

— Sì, — soggiunse un altro, — ma la figura ridicola la fa lui.

— Montalto inghiotte tanto veleno, — notò con compiacenza una Caterina de’ Medici che non poteva soffrire il marchesino.

— Non credere, — disse un’amica. — Se non ha rivali più formidabili di così....

Tutta questa gente usciva in processione dalla sala da ballo, attraversava altre quattro stanze fra cui la stanza da giuoco, e si dirigeva al buffet ch’era rimasto chiuso per una mezz’ora e adesso si riapriva trasformato interamente d’aspetto con una ventina di tavolini da quattro posti per ciascheduno, apparecchiati di qua dal banco ove gl’intenditori avrebbero potuto ammirare una vera esposizione gastronomica. Quello però non era il momento di contemplazioni platoniche.

Come accade sempre, il buffet fu preso d’assalto. S’era bensì fatta correr la parola d’ordine che i posti a sedere, anche per le sole signore, eran pochi, che la stanza era d’una capacità limitata e che sarebbe stato opportuno di non venirci tutti quanti in una volta. La grande maggioranza non s’era arresa a queste ragioni. In un attimo i tavolini furono occupati, e dinanzi al banco si vide la scena edificante d’una massa d’uomini urlanti, dimenantisi a guisa d’ossessi, intenti a soverchiarsi a vicenda, quali per saziar presto le loro dame, quali per saziar sè medesimi.

— Qua, Giorgina.... Qua, contessa, — gridarono ad una voce tre signore chiamando alla loro tavola la bella Serlati. — C’è un posto.... Ed è Teofoli che ti serve?