— Ma sì.

— Come vuoi che faccia? È proprio roba per lui....

— Vedremo.... Da bravo, Teofoli, procuratemi intanto una tazza di consommé.

XV.

Col dire che non era roba per lui, quella signora che Teofoli conosceva superficialmente aveva detto una gran verità, e il povero professore nell’ubbidire all’ordine della contessa somigliava a chi si getta a capofitto nell’acqua senza saper nuotare. Più basso di statura, meno largo di spalle, meno forte di gomiti, meno robusto di polmoni della maggior parte di quelli che s’addensavano intorno al banco, egli non riesciva nè a cacciarsi innanzi nè a far sentire il suo disperato appello. — Un consommé! Un consommé! — Nè s’avvedeva intanto che Montalto il quale s’era impuntato a servir lui la contessa, stendendo le suo lunghe braccia al disopra delle spalle d’un amico indulgente, otteneva la desiderata tazza di brodo e la portava come trofeo alla donna del suo cuore.

Sulle prime la Giorgina lo rimproverò. — Che insistenza è la vostra, Montalto? Sapete che ho dato l’incarico al professore.

Le sue compagne si misero a ridere. — Sei matta ad aver questi scrupoli?... Chi primo arriva primo alloggia.... E poi stai fresca se aspetti il tuo professore....

— Voi altre però, — riprese la contessa, — avete più pazienza coi vostri cavalieri.

— Eh.... se indugiassero troppo ricorreremmo anche noi a Montalto.... Non è vero, Montalto, che servirebbe anche noi.... s’intende dopo la contessa Serlati?

— Si figurino.... Con tutto il piacere.