Queste eccellenti ragioni vinsero la perplessità della contessa. Montalto, raggiante, le susurrò una parola di tenero ringraziamento e si slanciò di nuovo nel fitto della mischia.

Uno a uno gli eleganti giovinotti si presentavano alle loro dame chi con un piatto, chi con una bottiglia, ultimo comparve il professore con la sua tazza di consommé.

— Tardi, tardi, Teofoli — disse l’adorabile marchesa di Pompadour con accento di sincero rammarico. — Avevo proprio bisogno d’una goccia di brodo, me l’hanno offerto e l’ho preso.

— Ha fatto bene, — rispose il professore a denti stretti. — A ogni modo potrebbe prendere anche questa tazza....

— Ah no, grazie.... Mi basta.... Piuttosto cercate d’aver qualcos’altro.... della lingua, del salmone, del pasticcio di Strasburgo.... quello che vi si dà insomma.

— Sì, sì, professore, — gridò la Del Viale, una leggiadra brunetta in costume di maga che sedeva a sinistra della Serlati, — ci porti del pasticcio di Strasburgo.

— E del salmone in abbondanza, — soggiunse la Binasco, una madama Recamier che pareva in camicia.

— Badi a me sola, — ripigliò la Serlati, — se no, non ne viene più a capo.

E quando Teofoli si fu allontanato per ritentar la difficile impresa, ella si rivolse alle amiche: — Non ci mancavate che voi per fargli perdere la bussola.

— Vorresti aver tu questo privilegio? — dissero le altre. — Li accaparri tutti gli uomini, di tutte le specie, di tutte l’età.... nobili e borghesi, dotti e ignoranti, giovani e vecchi;... non ti vergogni?... Ecco, noi ti ruberemo il tuo professore.