— Davvero? Parla allora.
— Ti ricorderai che la mia selvatichezza aveva qualche eccezione. Due anni fa io andavo ancora al Collegio. Ero una delle alunne più grandi e quindi più saggie, di quelle che ricevono le confidenze delle maestre e tentano d'isolarsi dalle loro condiscepole. In quel tempo appunto si allontanò dalla scuola per prender marito quella bella e sentimentale signora Adelina che c'insegnava il francese e la musica. Io ero vissuta con lei in qualche dimestichezza, e anzi ci fu un tempo che ella esercitava su di me un fascino irresistibile. Non so che cosa nasca in voi altri uomini quando siete adolescenti; so che in noi giovinette accade spesso di provare un non so che di romantico, d'ineffabile per qualche persona del nostro sesso che riempie alcune delle condizioni del nostro ideale. Ci dispiace quasi di non essere uomini per poter dirle: — Se siete malinconica, io cercherò di farvi sorridere; se siete sola, io vi terrò compagnia; se avete bisogno d'affetti, io v'amerò; — eccola la parola.... l'ho detta.
— Sai, Clarina, che stasera per una ragazza....
— Parlo troppo, non è vero? Me ne accorgo anch'io, ma bisogna che tu mi lasci parlare.... Oh la signora Adelina! Con quella persona svelta, con quegli occhi neri, grandi, soavi, con quell'aspetto così gracile, con quel viso così pallido! Ah! il pallore e la gracilità, non lo nego, avevano gran parte nella mia simpatia. Ci sarebbe voluto poi di tratto in tratto qualche leggero colpo di tosse, e non già una malattia di consunzione (Dio guardi!).... ma una lontana minaccia. Da questo lato la signora Adelina era alquanto restìa a compiacermi, ella non aveva mai un dolore di capo, mai un po' di languore, ed era fornita di un grande appetito. Nondimeno io l'ero sempre ai panni, e m'aspettavo ogni giorno che dovesse accaderle qualche strepitosa avventura. Perciò, in mezzo a tutta la mia ammirazione, non volevo condurla troppo spesso a casa, parendomi che nulla dovesse resistere alla sua virtù affascinatrice.... Fetonte non ha fatto un maggior capitombolo di quello che io mi facessi un giorno, in cui la signora Adelina mi chiamò da parte annunciandomi ch'ella voleva dirmi qualche cosa in segreto. Mi preparai ad una rivelazione straordinaria, superba fuor di misura dell'onore, di cui mi si credeva degna. Supponevo che vi sarebbero lagrime, svenimenti e singhiozzi, o, quanto a me, ero già commossa in anticipazione. La signora Adelina mi condusse nel salotto, dove la direttrice soleva ricevere le famiglie delle alunne, e ivi con faccia più ilare che non avrei voluto mi disse:
— Dunque, la mia bimba, ci lasciamo.
— Oh! — fec'io con voce tremula.
— Sì, cara, io mi marito. Il mio sposo non è nè troppo giovine, nè troppo bello; ma è benestante, ha fondi proprî, ha uno stato assicurato, e io non potevo aspettarmi meglio di così.... Che cos'hai, Clarina?
— Nulla.... il dispiacere della vostra partenza, — balbettai confusa.
— Coraggio, coraggio! — rispos'ella ridendo — verrai a trovarmi a X*** nella nostra farmacia.... —
Di male in peggio. Quest'uomo nè bello, nè giovane, era anche farmacista! E Adelina consentiva a sposarlo, e Adelina non si strappava i capelli, e Adelina non isveniva nelle mie braccia!