T'assicuro, babbo, che questo fu uno de' maggiori disinganni della mia vita.
— Senti, Clarina, — interruppe il signor Emilio, — tu racconti le cose con bastante buon garbo, ma io non so intendere ove tu voglia riuscire.
— Pazienza, e arriveremo. Quindici giorni dopo la partenza della signora Adelina giunse nella scuola la istitutrice che doveva sostituirla. Grande curiosità nelle alunne, soddisfazione poca. Già era impossibile agguagliare la signora Adelina. La nuova venuta, la signora Fanny, doveva essere più vicina ai trenta che ai venti, e dicevano anzi che anche i trenta la gli avesse passati. Il tipo di lei non era perfettamente italiano, e invero era nata di madre inglese. Era piuttosto alta della persona, aveva gli occhi azzurri, e i capelli biondi che le scendevano in lunghe anella sul collo. Questa dei capelli era forse la sua maggior bellezza, era certo l'unica sua vanità. Il suo volto era alquanto affilato, e aveva un fondo di malinconìa: sulla sua fronte era la traccia di molti dolori patiti, mista a un non so che di risoluto e virile che imponeva il rispetto. Vestiva semplice, quasi dimessa, e non mi ricordo d'aver visto mai un colore smagliante nel suo abbigliamento. Poichè ella adempiva egregiamente l'ufficio suo, e, da questo lato, convien dirlo senza reticenze, era di gran lunga superiore alla signora Adelina, non tardò a conciliarsi la stima di tutta la scuola. I suoi modi dolci, benchè un po' riservati, l'assennatezza de' suoi discorsi, da cui traspariva una cultura fuor del comune, ne facevano un perfetto contrapposto della signora Adelina così gaia, così giovanilmente spensierata, così proclive a scherzare con noi.
Avvezza a chiedere la tua opinione in tutto, e a farne un grandissimo conto, t'interrogai anche riguardo alla signora Fanny, dopo un primo colloquio che tu avesti seco. Tu mi rispondesti con breviloquenza telegrafica.
— Ti pare una signora di garbo?... io chiesi.
— Molto, — fu la tua risposta.
— E bella?
— Punto. —
Era quello ch'io desideravo. La signora Fanny, donna di assai garbo, ma punto bella, poteva essere ammessa in casa nostra. Clarina decideva così nella sua onnipotenza. E così avvenne. Siccome io lasciavo allora la scuola, la signora Fanny avrebbe continuato a darmi lezioni di lingua inglese e di musica. Più io la conoscevo, e più la compagnia di lei m'era gradita e istruttiva, e perchè tu pure avevi agio di apprezzarla nel frequenti colloquî, una certa dimestichezza si andò formando tra voi. Oh! quantunque siano passati ormai tanti mesi, non dimenticherò mai una sera del penultimo autunno....
— Quale, Clarina?