Ah! non ci avevo pensato. E, in verità, essendo la prima volta ch'io mi recavo nella piccola X***, e non conoscendovi alcuno, ero proprio imbarazzato. Ma il signore, che parlava prima col capo stazione, volle togliermi d'impiccio e movendomi incontro:
— Mi perdoni, — disse: — ella è proprio il signor cavaliere Fausto Garleni?
— A' suoi comandi. — (Che cosa volete? Sono cavaliere senza mia colpa. Fui nominato su proposta del Ministro dell'istruzione pubblica per aver sanificato alcuni terreni paludosi e presentato delle magnifiche barbabietole a un'Esposizione di orticultura.)
— Ma quando lei è il signor Fausto Garleni, — continuò l'incognito con voce più insinuante, — io sono Antonio Meravigli,... vale a dire, scusi, perchè capisco che non è spiegarsi bene,... vale a dire ch'io sono un po' suo parente. —
Invero questo nome di Meravigli non m'era nuovo, ma io non rammentavo più nè come nè quando avessi udito farne menzione.
— Vedo ch'ella non si raccapezza, — egli ripigliò imperturbato, — e mi spiego. Io sono cognato di sua cognata. Mia moglie è sorella della signora Angela che ha sposato il suo signor fratello, avvocato nella Pretura di ***.
— Ah! ora capisco, — risposi. — Senza dubbio ebbi occasione di sentir parlare di lei; ma sono così smemorato!
— Ed è un pezzo che non vede il suo signor fratello?
— Parecchi mesi. Siamo entrambi pieni di faccende.
— A ogni modo — disse il signor Meravigli con un accrescimento di officiosità, e strappandomi a forza di mano il sacco da viaggio — a ogni modo, ella mi permetterà di congratularmi di questo lieto caso che mi fa fare la conoscenza di una persona così distinta, e lascerà ch'io mi metta a sua disposizione piena ed intera in quanto possa occorrerle in questo paese. Intanto, se viene il dispaccio, si porterà a casa mia. Grazie al cielo, — soggiunse poi pavoneggiandosi un poco, — mi è lecito dire che sono qui ben visto da tutti, autorità e cittadini. Non è vero, Roberti? — E si rivolse al capo stazione.