— Verissimo, — riprese l'altro, ch'era conciso quanto il signor Meravigli era prolisso.

— Senta, signor Meravigli, — dissi io un po' sconcertato da quell'onda d'offerte e desideroso solo di liberarmi da siffatto eccesso di cortesia: — ella può credere s'io sia lieto di aver fatta la sua conoscenza (non ero punto, ma son cose che si dicono); però lo scopo, pel quale io mi trovo qui, è assai semplice e non permetterò certo ch'ella si scomodi per cagion mia. Ove mi occorra davvero, non dubiti ch'io farò conto delle sue gentili profferte. —

E così dicendo mi chinai per riprendere il mio sacco, ch'era divenuto il perno della battaglia.

— Ah! nemmeno per idea, nemmeno per idea; — interruppe il degnissimo signor Meravigli, schermendosi con abilissima tattica. — Non sarà mai detto che il fratello di mio cognato si trovi qui senza ch'io lo abbia introdotto presso mia moglie e la mia Romilda. —

Misericordia! pensai fra me e me, questo è un colpo di fulmine. E con molto poca galanterìa risposi: — Sarebbe un onore; ma, com'ella sa, mi trovo qui per affari, e sarò occupato tutte le ore del mio breve soggiorno.

— Ma come? Se mi disse testè che non si tratta che di una bagattella.... Via, via, sia buono. E intanto mi conceda di offrirle la mia carrozza per andare in città.... Ci sono quasi due miglia, e c'è un sole che abbrucia e una polvere che sale fino al ginocchio. —

Così dicendo, il signor Meravigli mi prese per un braccio e, condottomi ad una finestra che riusciva sulla strada, alzò un momento la tendina verde che vi faceva riparo. Vista orribile! La strada si protendeva in linea retta, bianca, senz'alberi, animata soltanto da qualche nugolo di polvere sollevato dal vento. Un unico veicolo si trovava fermo dinanzi alla stazione con un cocchiere mezzo addormentato, e un ronzino che andava cacciandosi di dosso le mosche coi moti impazienti delle zampe e del capo.

Quella era senza dubbio la carrozza del signor Meravigli.

L'omnibus era partito subito dopo l'arrivo della corsa, e lo stesso dicasi dei pochi fiacres che si trovavano colà.

Era colpa mia. Quella disgraziata fermata in stazione mi aveva rovinato, e oramai lo schermirsi era impossibile. Inoltre una passeggiata di tre quarti d'ora sotto un sole di giugno mi dava non poco sgomento.