Accettai quindi l'offerta della carrozza, sperando di levarmi d'impiccio con una visitina a madama Meravigli e a quella Romilda, ch'io non sapevo ancora chi fosse.
Il generale Moltke non sarà stato più superbo della riuscita de' suoi concetti militari che non fosse il signor Meravigli della mia sommissione.
— Sia lodato il cielo! — egli esclamò con volto raggiante, porgendomi la mano che gli restava libera. — Può dirsi che nessun forestiere di riguardo sia venuto a X***, senza mangiare una zuppa in casa Meravigli e conoscere la mia Romilda, e non ci sarebbe voluto altro che una persona, la quale mi è quasi parente, fosse passata di qui inavvertita. —
La situazione si aggravava fuor di misura. Non era più una visita da fare, ma una zuppa da mangiare; insomma un pranzo bell'e buono fra gente sconosciuta e, secondo tutte le apparenze, ridicola in grado superlativo.
Deliberai di tentare un ultimo sforzo in carrozza, sperando che quand'io fossi seduto troverei quell'energia che mi mancava quand'ero in piedi.
Intanto, ricambiato un saluto col capo stazione, al quale il signor Meravigli bisbigliò qualche parola all'orecchio, mi avviai o piuttosto mi lasciai condurre dal mio ospite verso il modesto veicolo che stava ad attendermi. Il cocchiere dormiva profondamente, e il cavallo ne aveva profittato per tirar la vettura verso il margine della via, dove c'era un po' d'erba da rosicchiare.
Uno spintone al braccio ed una chiamata sonora di Luigi! Luigi! scossero il sonnacchioso auriga. Egli aprì una bocca enorme ad un enorme sbadiglio, si rizzò sulla cassetta della carrozza, mi guardò con occhio di curiosità senza nemmeno toccarsi il berretto, e prese in mano le redini che aveva abbandonate e che penzolavano sul dorso del tranquillo quadrupede.
E così, dopo alcune delle frasi solite: Passi Lei — Anzi Lei — Oh la prego, ec. ec., mi trovai proprio nella vettura del signor Antonio Meravigli a fianco di questo degno cittadino.
Che debbo dire? Faceva caldo, io ero un po' stanco dal viaggio di strada ferrata, e nell'assidermi sui guanciali della carrozza provai un sentimento insolito di benessere. Riflettei meco stesso che nemmeno un pranzo in casa Meravigli sarebbe stato il finimondo, e i miei propositi di resistenza andarono via via indebolendosi. Tutt'al più avrei combattuto per l'onore delle armi.
— Oh! che fortuna per me — disse il signor Meravigli, stropicciandosi le mani per la contentezza — di poter condurre dinanzi a Romilda un uomo come il signor cavaliere Fausto Garleni. —