— Sono le dieci. Adesso il pretore non ci sarà all'ufficio. Andremo verso l'una. —
In mezzo a queste chiacchiere eravamo entrati in città. Il signor Meravigli dava prove evidenti della sua famigliarità coi proprî concittadini, salutando ad ogni piè sospinto i passanti o quelli che stavano ingannando l'ozio sulla soglia della bottega. In questo ricambio di saluti, nei quali il signor Meravigli manteneva una certa aria di protezione, io pure ricevevo per lo più delle dimostrazioni di ossequio. A un punto ci arrestammo. Credetti giunto il momento funesto di presentarmi alla poetessa di casa Meravigli, e intesi tutta la gravità del mio stato. Polveroso, sudato, istupidito dal caldo e dalla noia, io ero senza dubbio destinato a fare una ben misera figura. Mi ravviai nondimeno i capelli, tastai il nodo della cravatta.... ma non avevamo toccata ancora la mèta.
Da una farmacia all'insegna del Coniglio, situata sotto un porticato, uscì frettoloso e dimenando i fianchi un uomo di mezza età, piccolo di persona, con un berretto nero, sotto cui spuntavano alle tempie due ciocche di capelli rossicci, e il signor Meravigli, rivoltosi a lui ed a me, col suo più beato sorriso fece la seguente presentazione:
— Il nostro signor Angelo Storni, chimico e farmacista. Il distinto cavaliere Fausto Garleni fratello di mio cognato, l'avvocato Alessandro Garleni.... Capite, caro amico, — soggiunse quindi parlando al farmacista, — che quando si ha la fortuna di avere in X*** una persona di tanto merito non gli si risparmia una zuppa in casa Meravigli. Anzi, a questo proposito — egli continuò offerendo una presa di tabacco al signor Storni che era fermo allo sportello della carrozza, tenendo con la mano sinistra il berretto sollevato alquanto sul capo e guardandomi come una bestia rara — a questo proposito sapete bene che in siffatte occasioni vi è sempre posto per voi alla mia tavola. Alle quattro e mezzo in punto, secondo il solito. Avvertitene anche il dottore Trigli. Ah! non mi ricordavo. Il cavaliere ha una faccenda da sbrigare alla Pretura. Potete dirgli voi s'io sia amico del pretore.
— Eh! amicissimo, — rispose l'altro.
— Vede, signor Garleni, che a me non si sfugge. Sarei ingiusto verso il mio paese se non mi compiacessi della benevolenza che tutti hanno per me, certo senza mio merito....
— Oh, che dice mai?... Anzi meritissimamente, — proruppe il farmacista.
— Un caro uomo il nostro Storni, — riprese con aria di superiorità il signor Meravigli; — ma un adulatore. Se lo lasci dire, un adulatore. Si figuri ch'egli non sa darsi pace ch'io non sia stato fatto ancora cavaliere.
— Sicuro — sclamò il signor Storni — sicuro che non so darmene pace. È una ingiustizia, è una....
— Zitto, zitto, — interruppe il modesto signor Meravigli, mettendo una mano sulla bocca all'oratore. — Non vi lasciate trasportare dall'amicizia. —