— Abbiamo già avuto in due anni cinque crisi municipali, provocate tutte da un monumento.
— Un monumento! — esclamai.
— Sicuro; d'un nostro concittadino fucilato nel 1849 dagli Austriaci. Non c'è stato mai verso di mettersi d'accordo sul luogo, in cui collocarlo.
— Ma scusi, — obbiettai, — non si va a' voti?
— Sì signore; ma non essendovi nel nostro regolamento comunale alcun articolo che vieti di riproporre in Consiglio le cose già votate, il giorno dopo una decisione presa in un senso i fautori del partito opposto si presentano compatti, rimettendo all'ordine del giorno la loro proposta, e trionfano.
— Così la non si finisce più, — diss'io.
— È precisamente quello che ho sempre detto.
— E nemmeno i giornali vanno mai d'accordo, — osservò il signor Meravigli.
— Ah! si stampano anche qui giornali?
— Sicuramente; due: il Riscatto e la Rinnovazione intellettuale. Il primo esce la domenica ed è governativo; il secondo si pubblica il giovedì, e quantunque non si occupi di politica, si vede che tende all'opposizione. Non si possono soffrire, ma vanno a gara per inserire nelle loro colonne i versi della signora Romilda. —