Il signor Meravigli s'inchinò.

Felicissimi abitanti di X***! dissi fra me, che possono leggere nelle loro due effemeridi i parti poetici di sì illustre scrittrice.

Quando a Dio piacque, ci fu dato muoverci. Compresi che il pretore era anch'esso uno dei commensali, e che tali sarebbero pure altre persone ch'io non avevo vedute e che rappresentavano l'eletta del paese. Non ti dispiaccia, o lettore, se cominciando da quel momento io ruminai un brindisi, che però prometto e giuro di non trascrivere su queste pagine.

Le bellezze di X*** non mi trattennero gran fatto. Il signor Meravigli, mentore assiduo ed infaticabile, mi condusse nella cattedrale, nel teatro, nel casino di società, nell'accademia dei Ben Pasciuti, nel viale di platani ove tre volte per settimana suonava la banda cittadina, e ove almeno c'era un po' di moto e d'allegria.

Fatta questa gita, nella quale io manifestai il mio alto aggradimento delle cose vedute, ci avviammo nuovamente verso casa Meravigli.

Erano fermi sulla soglia due degl'invitati, il farmacista Storni e un personaggio nuovo, il dottore Trigli. Se i cappelli avessero una fisonomia, io direi che il lucidissimo cilindro del farmacista pareva altrettanto sorpreso di trovarsi su quella testa, quanto pareva la testa di portar quel cappello. Il povero Storni aveva sempre le mani in moto per rassettarselo, e le due ciocche rossiccie, che spuntavano con tanta grazia di sotto all'usato berretto, si trovavano invece a disagio con quell'insolita acconciatura. Era evidente che al signor Storni, come a Napoleone III, non conferiva il coronamento dell'edificio. Nulla dirò adesso del dottore: mi parve tosto parlatore facondo ed era di fatto, nè aveva la maldicenza meno pronta della parola.

Nel salotto ove, a mo' di presentazione, mi fu sciorinata una filastrocca di nomi, i raccolti si dividevano in due gruppi. Da una parte, intorno a Romilda, gli uomini dotti; dall'altra, intorno alla signora Agnese, i personaggi di minor rilievo. Fra questi mi colpì primo un fanciullo dai dieci agli undici anni, ch'era quello appunto ch'io aveva visto il mattino far le boccaccie dietro una porta. Gli stava presso una ragazzina forse tredicenne che si lasciava sermoneggiare da una donna di mezza età, la nobile signora Prassede Altamura, discendente dagli antichi feudatari d'un borgo vicino, e risoluta di non maritarsi fintanto che un patrizio d'alto lignaggio non volesse offrirle la sua mano e un nome che valesse quello degli Altamura. Non essendosi presentato nessuno, ella conservava il bene prezioso della sua verginità, tanto più secura da ogni insidia, in quanto che ella era brutta e senza quattrini. All'altro lato della signora Agnese sedeva un signore attempatello con pochi capelli grigi aderenti alle tempie, senza un pelo di barba, con certi occhi scimuniti che parevano scattare fuori dell'orbita e con ciglia rade e quasi invisibili. Quella fisonomia così squisitamente imbecille mi restò impressa per lungo tempo. La mi ricordava qualche cosa ch'io non sapevo definire, finchè, giorni fa, al pranzo di nozze d'un amico, visto imbandire un grandissimo pesce lesso, balzai sulla seggiola con un moto invincibile di riconoscimento. Era ben desso, era il signor Baldassare Alieni, possidente di X***; o se non era lui, era per lo meno il suo fratello di latte.

Vorrei trattenermi in questo crocchio abbastanza comico, dove la signora Agnese trovandosi lontana dalla sua Romilda parla il dialetto; vorrei esaminare lo sgarbatissimo Toniotto, disperazione de' suoi genitori; vorrei soprattutto studiar davvicino la Eloisa, sorella minore della sapiente Romilda, tenuta in poco conto dalla famiglia, eppure dall'aspetto simpatico, e pieno d'una malinconia soave.... ma l'astro della casa mi chiama: eccomi a' tuoi piedi, o Romilda!

— Il direttore della Rinnovazione intellettuale desidera una speciale presentazione, — disse la dea, additando con aria di regina un uomo di mezzana statura, vestito di panni neri, alquanto sgualciti. — Il dottor Augusto Romoli si occupa specialmente di questioni didattiche, — ella soggiunse; poi inchinò alquanto il capo, appoggiando la fronte su due dita della mano sinistra, e sospirò: — Oh le venture generazioni! —

Posto in tal modo il problema educativo, si tacque.