— L'ho detto e lo confermo in barba ai moderati.
— Bene! — interruppe il signor Romoli.
— La società presente è condannata a perire. I Governi sono ladri, ladri i Ministri, ladri i negozianti più o meno cavalieri.
— Signor Falco! — gridò il cavaliere Osteolo — ha ella voluto offendermi? — E senza lasciar tempo all'altro di aprir bocca, rispose da sè medesimo alla propria inchiesta. — Non lo ha voluto? Tanto meglio. Prendo la questione dall'aspetto generale, e sostengo che la classe dei negozianti è onestissima. — E così dicendo, agitava furiosamente una coscia di pollo arrosto.
— E io sostengo che una rivoluzione sociale è imminente e che la Comune aveva ragione. —
Il signor Meravigli, che voleva far da paciere, si arrestò inorridito dinanzi a questa parola della Comune e si nascose fra i suoi piatti.
La maggioranza dei commensali disapprova il linguaggio del signor Falco. La signora Prassede si fa il segno della croce e si copre il viso col tovagliuolo; Romilda mi prega di spruzzarle un po' d'acqua sulla fronte, io temo che nasca un precipizio:... ma, come seppi dappoi, il signor Falco è un uomo inoffensivo che va soggetto periodicamente a queste esplosioni, e che poi si calma da sè.
— Can che abbaia non morde, — mi disse dopo pranzo il dottor Trigli. — Il feroce signor Falco è un comunista ricco, che in fin dei conti è molto più conservatore di me, e che nelle elezioni amministrative vota coi clericali. —
In mezzo a tutte queste escandescenze demagogiche il pretore nella sua qualità di pubblico funzionario s'era tenuto in un prudente riserbo. — Avrei potuto protestare contro le eresie del signor Falco, — egli mi osservò dopo tavola; — ma sono d'un temperamento tanto focoso che sarei certo diventato un basilisco. E allora si fa peggio. Io devo sempre tenere a mente che quello che dico e che faccio compromette il Governo! —
Quanto al signor Alieni, dopo aver preso la parola, come direbbero, per un fatto personale, egli si era studiosamente astenuto dalla discussione. Il suo pensiero era altrove. Al bombardamento regolare ch'egli sopportava in silenzio dallo sgarbato Toniotto, s'era aggiunta una nuova tribolazione. Fosse malignità della fantesca, o puro caso, fatto si è ch'egli era sempre l'ultimo servito. I suoi occhi seguivano con ansietà melanconica i piatti che andavano in giro, e quando vedeva ritardare il suo turno, la sua fisonomia assumeva l'atteggiamento che deve aver avuto quella del profeta Geremia, mentre contemplava le rovine della città già così piena di popolo.