— Forse, — fu la sua risposta.

E senz'aggiunger parola si mise a studiare il passo, camminando a testa china, come assorta ne' suoi pensieri.

Eravamo già entrati nel viale e si vedeva benissimo il caffè coi lumi accesi, tuttavia gremito di gente.

— Senti, Eloisa, — io le dissi, — se accadrà sventura alla povera Brigida, trova modo di farmelo sapere, e vedrò di aiutarti circa al bambino.

— Dice davvero? — sclamò la fanciulla, levando verso di me i suoi begli occhi, entro i quali brillavano due lagrimette.

— E puoi credere ch'io scherzi su questa cosa?

— Ma allora — proruppe ella con una cara ingenuità — è stata una gran bella combinazione la nostra visita, e seppur mi sgrideranno ci vorrà pazienza.

— Oh, eccoli qui! — gridò il signor Meravigli, che s'era mosso dal caffè appena ci aveva visti da lungi. — Ma, caro cavaliere, dove s'è lasciato condurre da questa bimba senza giudizio? Mi figuro già che sarai andata dalla tua Brigida, quella smorfiosa, che per un fil di febbre si è incaponita di dover morire....

— Oh, babbo! la sta proprio male!...

— Male! male! La si era avvezza a far la signora in casa nostra, ecco il guaio. Ma, in verità, tu non avevi miglior trattenimento da offrire al signor cavaliere? E io che contavo presentarlo a tutte queste signore, che sarebbero andate a gara di fare la sua conoscenza.