— Ah! dunque tu hai qualche segreto, — egli rispose impallidendo — Per amor del cielo, Adelaide, levami da questa incertezza. —
Egli era sempre inginocchiato dinanzi a me; io gli posi una mano sull'omero, e con voce più ferma ch'io non avrei creduto, gli rivelai ogni cosa, soffermandomi anche sulla subitaneità dell'accaduto che m'aveva impedito di attenderlo a concertarmi seco. Mentre io parlavo, il suo volto esprimeva un misto d'ammirazione, d'ansietà, di dolore. — Gustavo, — conclusi, — io non sono più la fidanzata di ieri: sono una nuova Adelaide povera, derelitta, infelice, che non può costringerti a farla tua sposa. Ecco, essa ti rende la tua libertà.... —
— La mia libertà? — egli interruppe. — Oggi che mi ti mostri più grande che mai, oggi che la sventura ti ha colpito, presumi ch'io t'abbandoni? —
Oh! queste parole erano dolci, soavi, ineffabili; ma la fisonomia di Gustavo svelava un pensiero affannoso, profondo che ne scemava il valore.... Infatti egli tosto soggiunse: — Mio padre sa nulla, gli hai detto nulla? — E si alzò, girando intorno uno sguardo perplesso come chi vede crescersi in mano le difficoltà....
— A tuo padre? — risposi; — ma se non ho nemmeno parlato al mio? Ma non dovevo io a te la mia prima confidenza? —
Gustavo camminava su e giù per la stanza. Di tratto in tratto la sua fisonomia prendeva un'espressione singolare, come di chi si vergogna di qualche proprio pensiero, e vuol far prevalere in sè stesso più generosi consigli. Dopo alcuni secondi mi si arrestò dinanzi e mi disse:
— Adelaide, tu hai salvato tuo padre, posso io tradire il mio? —
Io tremai. Che significava questo preambolo?
Egli continuò. — Posso io tacergli il vero? —
Non l'affetto, non l'angoscia, non lo sgomento dell'avvenire, che già mi si pingeva coi più tetri colori, valsero a frenare in me un senso d'ira e di dispetto. — E chi ti chiede questa viltà? — interruppi con amara alterezza, sorgendo io pur dalla sedia. — O sono io forse tale che accetterei d'esser tua a prezzo d'un inganno? Gustavo, così mi conosci? —