Però anche Gustavo sentì che suo padre aveva soverchiato la misura, e disse vivamente: — Questa è una menzogna.

— Sì, sì, — riprese l'altro senza scomporsi; — ma intanto si vorrebbe ch'io dessi il mio consenso al matrimonio di Gustavo con la figliuola d'uno spiantato....

— Non ve ne date pensiero, — interruppi; — è Adelaide che ritira il suo.

— Che dici mai? — esclamò Gustavo avvicinandomisi.

— O Gustavo, — gli risposi con amarezza, — la vostra facondia l'avete lasciata ieri al Tribunale di Torino: per difendere una donna colpevole avete trovato accenti che non sapete più trovare per difendere la vostra fidanzata. Siete sempre così, voi avvocati: avete l'eloquenza del sofisma, non quella dell'affetto. Andatevene, andatevene, o Gustavo, Adelaide vi ha reso la vostra parola....

— No, Adelaide, tu deliri, — egli proruppe; — io solo sono padrone della mia volontà, e saprò farla trionfare. —

Vi confesso la mia debolezza. Ho fin da bambina tanto usato e abusato del verbo volere, che mi accostumai a crederlo la parola più nobile del dizionario. Un uomo che dice voglio si è sempre rialzato al mio cospetto, e perciò questo lampo inaspettato d'energia nel linguaggio di Gustavo mi aveva racceso un fioco lume di speranza nell'anima.

— Ah! si pretende fare la volontà propria, — gridò il vecchio con piglio ironico, — si pretende ribellarsi. Va benone; ma allora il signorino penserà anche a trovarsi una casa propria, a mantenersi da sè.... La dev'esser bella davvero con le sue abitudini da sibarita, con la sua delicatezza; oh! la dev'esser bella a vederlo misurare le spese con la sua signora consorte e abituarsi alle privazioni... Alle privazioni, lui! Povero grullo. Via, datti pace, le non son virtù per te, cresciuto fra due guanciali. Oh! recitare un discorsone da far piangere i sassi, scrivere un paio di colonne su quei fogli di carta sporca che si chiaman giornali, questo sì lo saprai fare; ma lavorare per vivere come ho fatto io nella mia gioventù, ma patire.... via, levatela dal capo.... Se non ti mancassero che le frutta a tavola, sarebbe anche troppo per te.... —

Guardai in viso Gustavo. Io temevo che insulti sì bassi e triviali gli facessero smarrire la ragione e dimenticare che l'insultatore era suo padre. Io temevo di vederlo slanciarsi contro l'uomo che lo feriva nella sua dignità, e che aggiungeva il sarcasmo all'offesa. Ma Gustavo era impassibile. Le sue membra tremavano, le sue labbra si erano contratte; però egli non si lasciò sfuggire nè un accento, nè un gesto.... In verità io non capisco gli uomini, talora audaci fino alla temerità, talora timidi fino alla vigliaccherìa.

Nondimeno ignoro se Gustavo si sarebbe scosso, quando apparve mio padre attratto dal suono di quell'alterco. Io sentii, più che non vedessi, i suoi occhi fissi in me per interrogarmi, e corsi a lui dicendogli: — Babbo, usciamo di qui, la dignità di entrambi lo vuole.