— No, — egli rispose con fermezza, quantunque una tremenda ansietà gli fosse dipinta nel volto, — no; a me occorre sapere prima di tutto la cagione di questo diverbio nel mattino d'un giorno di nozze. E se s'insulta mia figlia, nè altri sorge a difenderla, — e calcò su queste parole ch'erano rivolte a Gustavo, — non voglio mancare io al mio dovere. —

Ciò ch'io paventavo sopra tutto, accadde. Il vecchio sordido ed egoista, che avrebbe dovuto diventare mio suocero, si svincolò da Gustavo che voleva trattenerlo e avanzandosi di qualche passo, e gestendo furiosamente, urlò a piena gola:

— Ve lo dirò io di che si tratta, o signore. Gli è ch'io non voglio esser vittima d'una truffa; gli è ch'io non voglio consentire al matrimonio di Gustavo con la figlia d'un fallito.

Rinuncio a descrivervi la scena che successe. Mio padre cadde fulminato sopra una seggiola. Gustavo accorse in suo aiuto, ed egli lo respinse, non volendo vicino altri che me. I servi, quali col pretesto di portar soccorso, quali senz'altra scusa che la curiosità, si affollarono nella stanza. Era comparsa allo spiraglio dell'uscio anche la madre di Gustavo in gran cuffia coi nastri color di rosa e abito di seta verde, senza decidersi nè a venire innanzi nè a ritirarsi, combattuta com'era tra l'istinto femminile e la paura del marito che le faceva segno di rientrare. Nel mentre che io spruzzavo d'acqua la fronte di mio padre, andavo susurrandogli con rotti accenti: — No, babbo, sai? non sei fallito.... È una vile menzogna.... Fui informata di tutto e ho salvato tutto.... —

Egli si scosse, e sollevandosi con mezza la persona sulla sedia, e afferrandomi per le braccia: — Hai salvato tutto!... tu?... Ma come?... Spiegati.... —

Io mi liberai a fatica da quella stretta e trassi di tasca le cambiali, aggiungendo: — Il Miragli è pagato.

— Pagato? — egli riprese — ma da chi? — Ebbe una subitanea intelligenza della cosa, e presami per mano con un movimento convulso, nervoso: — Saresti tu forse? — egli gridò con voce tremante per la commozione.... E perchè io non facevo motto, soggiunse: — Tu che ti saresti rovinata per me? Adelaide, dimmi che non è vero, che non può esser vero....

— Ne parleremo più tardi, — risposi. — Ora ripiglia l'usata tranquillità.... —

Ma mio padre non mi lasciò finire, e fattosi innanzi per modo che io sentivo l'ardor della sua fronte.... — Tu non lo neghi, — proruppe, — dunque è così, dunque io ho spezzato il tuo avvenire, dunque tu sei povera?... Ora, ora intendo ogni cosa. — Ma io non lo permetterò giammai,... io ricorrerò al Tribunale contro siffatta mostruosità. Chi abusò della tua buona fede dovrà pagarne il fio....

— No, padre mio, — dissi con accento tranquillo e sicuro, — no; nessuno abusò di me, io non fui ingannata da nessuno. Il Tribunale non potrebbe trovar la menoma irregolarità in ciò ch'io feci, perchè operai sempre d'accordo col notaio Anastasi.