Non dissi parola, ma le lagrime che mi scendevano giù per le gote attestavano la mia debolezza. Egli era là presso di me, l'alito del suo respiro si confondeva col mio, la mia mano aveva tentato invano di sottrarsi alla sua, un bacio ardente sfiorò la mia bocca.... Mi scossi svincolandomi dalle sue braccia, e accennando a Gustavo che partisse, sclamai: — A rivederci. —

Egli si portò alle labbra la mia mano che teneva stretta, e col volto raggiante mi disse: — Grazie, Adelaide, a rivederci. —

Si dileguò. Immobile dietro i cristalli della finestra vidi la carrozza che lo conduceva lontano.... Intorno a me era un silenzio di morte; solo la neve a piccoli fiocchi gelati flagellando i vetri dava un suono simile al battito di un orologio.... Uno strato candidissimo copriva il davanzale della finestra e i tetti delle case circostanti.... le guglie acuminate del Duomo tutte vestite di bianco spiccavano fantasticamente sul cielo grigio e uniforme.... Nella via sottoposta la gente affaccendata passava e ripassava senza strepito alcuno.... pareva come un muoversi d'ombre in un mondo di sogni.... Oh! certo io sognavo.... Era quello il mio giorno di nozze, il mio giorno di festa e di trionfo?... Avevo io inteso veramente echeggiare le stanze d'insulti e di minacce brutali?... Il mio sposo era egli veramente partito?... Eppure io sentivo ancora sulle labbra il suo bacio, e mi suonava nell'orecchio la sua voce amorosa....

Io andavo vaneggiando così, quando intesi chiamarmi a nome: — Adelaide, povera Adelaide! —

Mi volsi in sussulto, staccandomi dalla finestra. Era il notaio Anastasi. Le lagrime che mi si erano cristallizzate negli occhi irruppero a un punto e m'abbandonai a un pianto sfrenato. Caddi nelle braccia dell'amico fedele, e obbedendo al mio pensiero dominante, esclamai in mezzo ai singhiozzi: — Oh! tornerà, sapete, tornerà.

— Sì certo, Adelaide, — egli mi rispose con dolcezza; — ma vostro padre? —

Mio padre! Io l'avevo dimenticato. Ed egli febbricitava nella stanza vicina.

III.

Il mio racconto è ormai così lungo, che mi conviene stringerne le fila e non discendere a troppo minuti particolari. Non vi dirò adunque dello scompiglio della mia casa in quel giorno, finito tanto diversamente da ogni ragionevole previsione; non vi dirò delle chiose petulanti dei servi, delle indiscrete ambasciate dei maligni, delle visite inesorabilmente rispinte, dei regali rinviati ai donatori, delle tavole levate prima d'imbandirle, dei pretesti con cui tentammo coprire il vero e far credere che si trattasse soltanto di una brevissima proroga, non vi dirò nulla di tutto ciò; chè la vostra imaginazione può formarsene un'idea e indurre quello che dovesse passarmi nell'animo. Nondimeno, come accade assai spesso, i miei pronostici della vigilia non s'erano avverati. O sommamente felice, o misera sommamente, era stato il mio presagio. Ebbene, la fortuna, pur volgendomi avversa, non mi aveva tolto ogni raggio di speranza; tant'è vero che il cuore umano assai di rado ha disseccate le fonti del conforto, e, come il naufrago all'alghe, s'aggrappa ai più deboli appoggi per non sommergere affatto. Io ho osservato che la logica rigida ed inflessibile ci abbandona nella pratica della vita, ed è gran ventura, perchè essa ci condurrebbe agli estremi nei nostri atti e nei nostri sentimenti. La contraddizione qualche volta ci salva da noi medesimi: essa è l'ultimo nostro rifugio, quando il dolore ci uccide, o la fatalità ci trascina alla colpa. Disprezzare, odiare il mio sposo, s'egli esitava a farmi sua per la mutata fortuna, ecco ciò ch'io avevo creduto agevole e naturale. Stolta! Non si disprezza e non si odia così presto, quando si è amato davvero. Il cuore si ribella contro questo proposito della volontà, e lungamente e tenacemente resiste, e co' suoi mille artifizî scompiglia gli argomenti della ragione. Pensando a Gustavo, e potete immaginarvi ch'io vi pensavo sempre, io non ne rammentavo la perplessità, le indecisioni colpevoli, non ne rammentavo la timidezza codarda al cospetto della brutale arroganza paterna; ma ne ricomponevo con la fantasia le ultime parole e le carezze prima di lasciarmi, quando, in fine, nessuno lo costringeva a promettermi ciò che non avesse in animo di mantenere. Io sentivo che non era abbastanza, sentivo che Gustavo non era più l'uomo che avanzava per me tutti gli altri, e nondimeno io volevo riacquistar la mia fede, volevo sperare. Una lettera di Gustavo ricevuta il giorno dopo la catastrofe era discesa come un balsamo sulle mie piaghe: un mese addietro avrei desiderato molto di più, un mese addietro quella lettera mi sarebbe parsa troppo concisa, troppo fredda, ma il dolore è tanto meno esigente quanto è più grande.

Sennonchè io avevo ben altre cagioni d'affanno. Lo stato di mio padre m'angustiava fuor di misura. Egli non sapeva perdonarmi di averlo salvato a spese della mia felicità, ed era poi inesorabile verso il notaio Anastasi. Quello ch'io feci per riconciliarlo con l'uomo, il quale aveva mostrato tanta abnegazione, tanto affetto per noi, è incredibile. Eppure andò molto prima che le mie sollecitudini riuscissero a buon fine, e spesso mi accadde di dover ricevere io sola il notaio, perchè mio padre rifiutava di vederlo. Il povero Anastasi, avvezzo a riguardare la casa nostra come casa sua, avvezzo ad esservi accolto a braccia aperte, non sapeva darsi pace di così ingiusto trattamento, e se ne doleva meco e mi rimproverava quasi di avergli usato violenza. Nondimeno egli occupavasi alacremente della liquidazione de' nostri affari.