Sorrisi amaramente, e risposi: — Non ho tempo io d'esser malata. — E invero che cosa erano le sofferenze del mio corpo in paragone di quelle dello spirito? Io ero dunque ingannata, tradita, abbandonata per sempre! La mia gioventù era ormai sul tramonto, la mia bellezza era sfiorita, io ero alla vigilia di rimaner orfana e derelitta nel mondo, e l'uomo ch'io avevo tanto amato ricambiava così la mia fede!

La sera stessa spedii una lettera all'Anastasi, supplicandolo di accorrere senza indugî. E lì dinanzi alla mia scrivanìa m'accinsi più volte a vergare un altro foglio, senza che mai mi riuscisse venirne a capo. Era in me tanto dolore, tanto sdegno e tanto disprezzo, che il mio stile mi pareva a vicenda troppo appassionato, troppo offensivo e troppo sarcastico. Anche in questo caso la notte portò consiglio. Che notte!

Il marchese di Villa Gioconda volle a tutti i costi che un suo fidato domestico vegliasse al letto di mio padre. Era uno di quei vecchi servi delle case patrizie che tengono cara la loro livrea come un soldato tien cara la bandiera del reggimento, e che si getterebbero a dirittura nel fuoco pei loro padroni. Egli aveva assistito nelle loro malattie non so quanti dei Villa Gioconda, e aveva imparato quelle previdenze che non sogliono avere gl'infermieri di professione.

Mio padre fu straordinariamente agitato. Le parole: infame, traditore.... povera Adelaide, gli uscivano continuamente dal labbro, e quando io m'accostavo al suo capezzale, non voleva saperne di conforti, e finiva sempre col dirmi: — Sono io la causa di tutto; — oppure: — Quell'uomo mi fa morir disperato. — Era una pena indicibile il vederlo così, e il medico anch'esso ne fu dolorosamente colpito. Oh che non avrei fatto pur di renderlo più quieto e tranquillo, a quali sacrifizî non mi sarei mostrata disposta! Certo gli avevo anch'io i miei rimorsi. Perchè ostinarmi in un amore impossibile, perchè non indovinare i desiderî del mio genitore, perchè non seguire i consigli dell'Anastasi, porgendo benevolo ascolto al giovane commesso di studio che mi aveva dimostrato un affetto tanto pieno di riverenza e di dignità? Ma ormai come espiare le mie colpe? A che mezzi, a che pietosi inganni appigliarsi, perchè mio padre chiudesse gli occhi con l'anima meno angosciata? Solo Gustavo avrebbe potuto rasserenarlo, smentendo la notizia del suo matrimonio; ma come ricorrere a lui, ma come invitarlo a smentire ciò che pur troppo il cuore mi diceva esser vero?

Eppure, o Lina, appunto a lui io ricorsi. Albeggiava appena quand'io, profittando di un breve sonno dell'infermo, mi posi al tavolino, e con mano rapida e convulsa vergai questa lettera: — Gustavo! Si è diffusa qui la novella che stiate per prender moglie. Non ti chiedo per me nè spiegazioni nè scuse. Ma se volete ch'io vi perdoni, se vi resta qualche dolce memoria dei giorni trascorsi, non mi negate un'ultima grazia. Mio padre, affetto da malattia insanabile, è agli estremi di vita, e il pensiero del mio avvenire, che, ve lo prometto, saprò affrontare da donna coraggiosa ed onesta, raddoppia gli spasimi della sua agonia. Gustavo, secondatemi. Appena vi giunga questo foglio scrivetemi una lettera, negando quanto si è affermato di voi, e promettendo che non mi abbandonerete giammai, e mi farete vostra fra poco. In quella lettera che, se mi giunga in tempo, io mostrerò a mio padre, acchiudetene un'altra che contenga la verità pura, senza reticenze e senza comenti, e vivete certo che, quale ella sia, saprò sopportarla con animo gagliardo e virile.... Non temete di frodi.... Adelaide vi par nata a siffatte bassezze? E, soprattutto, affrettatevi. Ogni indugio può tornare funesto e rendere inutile la pietosa bugìa. Io vi giuro che non vi domanderò nulla più sulla terra e che ricambierò con augurî di lunga felicità quello che mi avete fatto soffrire. Che se non consentiste alla mia preghiera, io direi, o Gustavo, che ogni senso di compassione è spento nell'animo vostro.

Non vi descriverò uno per uno i giorni che seguirono all'invio di questo messaggio, ond'io non aveva confidato il tenore che al notaio Anastasi, il quale, fedele alla sua promessa, era accorso al mio invito. Il prezioso amico vegliò meco al letto paterno, tentando invano di sollevare lo spirito del povero malato, a cui il pensiero del mio abbandono non lasciava più tregua.

— O come mai, Anastasi, — diceva mio padre, — voi che non avevate fede in Gustavo, quando ancora si poteva averne, come mai volete ora lottare contro l'evidenza?... Mia sventurata Adelaide, — egli soggiungeva poi indirizzandosi a me, — quell'uomo ha saputo annebbiare la tua intelligenza serena, e tu speri ancora in lui, tu l'ami ancora. Ma non t'avvedi ch'è inutile?... Senti, Adelaide, non è la morte che mi fa paura; ma vorrei che il codardo fosse punito.... vorrei, morendo, poter dire: mia figlia è vendicata. —

— No, padre mio, — io rispondevo, — tu non morrai, ma se pur ti piace fermarti su questa lugubre idea, non alimentare pensieri di vendetta: non son degni di te che nella tua esistenza non hai fatto che il bene: credilo ad Adelaide tua, il conforto giunge sovente quand'è meno atteso, e ho qualche cosa in cuore che mi dice: il conforto è vicino. Una parola sfuggita al marchese di Villa Gioconda, una parola, alla quale egli stesso non attribuisce importanza veruna, avrà dunque potere di conturbare siffattamente il tuo spirito? Ho scritto io stessa a Gustavo, sai? e la sua risposta non tarderà molto a venire.... —

Questi e simili discorsi io andavo facendo dì e notte, con che sforzo, con che angoscia dell'animo lascio a voi il pensarlo. Quando la stanchezza mi vinceva, il notaio Anastasi prendeva il mio posto presso mio padre e si studiava egli pure di ripetergli con altre parole le assicurazioni ch'io gli aveva date. Pietosa cospirazione intorno al letto di un moribondo!

Eravamo già al decimo giorno dacchè io avevo spedita la mia lettera per Londra, nè la malattia aveva fatto progressi rapidissimi. L'abbattimento morale pareva forse più grande del fisico. Non per questo il medico rasserenava la fronte, nè mi confortava a sperare. — È un'esistenza che pende da un filo, — egli mi diceva talora, — può durare dei mesi, e può spezzarsi quando men si crede. —