Allorchè egli divenne marito, le tendenze ingenite del suo animo e del suo ingegno ripresero il disopra. Come coloro che, dormendo, ricevono una impressione fisica che si mesce ai loro sogni, tantochè quando si svegliano, ogni altra parte del sogno svanisce fuori di quella impressione che è viva e reale; così Alberto, ritornato in sè stesso, vide dileguarsi l'incanto che lo avea posseduto e solo restargli a fianco, bella e gentile, più che desiderata compagna, la moglie. Ambizioso per indole, Alberto scorgeva in lei piuttosto un inciampo che un aiuto alla sua carriera, e gli mancava l'arte di nascondere affatto ciò ch'egli sentiva. Giulietta invece, la quale, come accade alle fanciulle virtuose, aveva, dopo il matrimonio, preso a voler più bene che mai all'uomo che aveala fatta sua, rimase profondamente mortificata di questo cambiamento; ma col riserbo misto di dignità ch'era il fondo del suo carattere non si faceva scorgere, o chiudeva in sè il suo dolore. Tanto inesperta da non prevedere ciò che era avvenuto, ella non sapeva per anco, a malgrado della sua intelligenza, scoprire i mezzi di ripararvi. Non sapeva ancora che, mescolandosi agli studî ed alle aspirazioni di suo marito, divenendo un valido sussidio de' suoi lavori, ella avrebbe potuto riafferrare quell'amore che le fuggiva. Le afflizioni senza lamento non hanno nemmeno la soddisfazione d'essere intese dagli altri, o, se sono intese, porgono un facile appiglio a chi vuol far le viste di non avvedersene. Chi non si lagna non soffre, dice l'egoista, e chi ha la vita troppo affollata di occupazioni è spesso egoista. Il tempo, che è la stoffa del lavoro e della produzione, è anche la stoffa dei sentimenti. Se chi nulla fa nulla aggiunge al capitale materiale della società, chi non riposa mai non aggiunge nulla al suo capitale di gentilezza e di simpatia. A ciò gli economisti non hanno pensato.
Non erano corsi due mesi dalle nozze, che Alberto e Giulietta vivevano in un'orbita diversa: egli tutto inteso a' suoi studî; ella in una solitudine malinconica che lasciava libero campo ai pellegrinaggi della sua fantasia. Quantunque non ne andasse pazza, avrebbe gradito i piaceri delle sue coetanee, i teatri, le feste, i convegni geniali; ma suo marito o non aveva agio di condurvela, o conducendola, si rincantucciava con tanto di muso in modo da toglierle tutto il divertimento. Nondimeno ella avrebbe potuto passarsene. Spirito culto, riflessivo, tranquillo, ella anelava essenzialmente a quella felicità che nasce dal continuo ricambio d'impressioni e di pensieri tra due persone che si apprezzano e s'amano, e, sposandosi, aveva creduto che questa felicità non dovesse mancarle. Veggendosi delusa nella sua aspettazione, si sentiva simile a chi s'accorge a mezzo il cammino d'avere smarrito la via, nè sa qual nuovo sentiero debba prendere per arrivare alla mèta. Intanto compieva da sè la manchevole educazione del chiostro, faceva disordinatamente, febbrilmente, accatastando lettura su lettura, gli studî ch'ella aveva sperati comuni con suo marito. Già libri non ne mancavano nella sua nuova dimora.
Aveva, più che le abitudini, gl'istinti dell'eleganza, e abbenchè uscisse di rado assai, era sempre accuratissima nel vestito e nell'acconciatura. Questa sua innata eleganza ella aveva saputo infondere non in tutta la casa, ma in uno stanzino che era il suo nido, il suo tempio. Era uno stanzino appartato del primo piano, a cui si giungeva anche per una scaletta laterale che da un andito contiguo metteva in giardino. Le pareti d'un azzurro chiaro erano fregiate di stucchi bianchi, e pure a stucchi era il palco leggiermente arcuato.... —
La signora Anna si scosse e chiese: — O come sapete voi tutti questi particolari?
— Oh bella! Me gli ha detti l'amico. Ma vi prego di non farmi perdere il filo del racconto. La finestra del gabinetto (ve n'era una sola, ma grande) dava sul giardino cinto da un muro basso e di là dal quale erano altri giardini più vasti, più signorili, con bellissimi abeti. In un punto la verdura era men fitta e lo sguardo indovinava un ampio orizzonte. I mobili.... debbo parlare anche dei mobili?
— Come siete noioso! Lasciateli lì i mobili, e venite al punto.... O se non volete venirci presto, smettiamo, chè già capisco che non val la pena di continuare.
— Via, non v'impazientite. L'avete forse udita già questa storia? A ogni modo dovete stare ai patti e lasciarmi dire. Sarebbe la prima volta che manchereste alla vostra promessa.
— È vero. Proseguite, ma senza digressioni.
— Sarà difficile, perchè non è mio costume. La mia fantasia va sempre caracollando e non mai di galoppo. Ella ama far sosta qua e là, e cogliere i fiori pendenti dagli arbusti lungo la via: le corse precipitose alla Mazeppa non son fatte per lei.... Però torniamo a bomba, lasciando stare i mobili. Vi chiedo grazia soltanto per una biblioteca d'acero a lustro, piccina, graziosa, elegante, che era l'altare di quel tempietto, tutto silenzio e raccoglimento. La giovane vi teneva i suoi libri, una cinquantina di volumi al più, ma scelti e legati con ottimo gusto. Ed ella stava lì soletta le lunghe ore del giorno, ora leggendo, ora fantasticando alla finestra, certa, o quasi, di non veder giungere suo marito fino all'ora del pranzo. Visite ne faceva poche, e quindi poche ne riceveva, perchè le era troppo tedioso il sentirsi dire che una sposina non doveva fare una vita così ritirata, e perchè abborriva da quel sistema comodissimo che hanno tante mogli di lasciare sparlar dei loro mariti senza negar nè assentire.
Il mio amico, che abbiamo detto di chiamar Ugo, non abitava la medesima città, ma veniva di tratto in tratto a visitare il suo compagno di studî, ed era accolto festosissimamente anche dalla Giulietta, che vedeva una volta tanto una faccia aperta e gioviale. In quelle sue visite, che non solevano durar più di tre o quattro giorni, egli alloggiava sotto il tetto di Alberto, portandovi un soffio di vita, un'eco del mondo esterno, a cui quella casa pareva chiusa del tutto. Ugo era elegante, frequentava i teatri, le conversazioni, e quindi non gli mancavano mai argomenti da discorrere. Figuratevi! Erano quelli i tempi della Pasta e della Malibran, della Norma e dell'Otello. La Giulietta, che amava tanto la musica, non aveva mai potuto persuader suo marito a uscir per una settimana da quella loro misera cittadina di provincia e condurla a vedere gli spettacoli della capitale. Onde, quando Ugo gliene parlava, ella sentiva venirsi l'acquolina in bocca, e pendeva da' suoi labbri con una curiosità piena di commozione. Non c'è da maravigliarsi di questa parola. A' quei tempi in Italia i trionfi musicali destavano un vero entusiasmo. Lo dissi già prima: non c'erano che due cose da fare: o cospirare, o divertirsi; o andare in carcere, o andare al teatro.... semprechè non si preferisse di andare in entrambi i luoghi. Alberto chiamava frivolezze questi discorsi; ma, in ogni modo, poichè egli aveva ottimo cuore, riceveva l'amico suo a braccia aperte, e quando questi gli diceva a quattr'occhi ch'egli aveva torto a trascurare sua moglie, giovane, bella, adorna di tutte le virtù, gli dava un mondo di ragioni, scusandosi soltanto col pretesto delle sue mille faccende e della serietà de' suoi studî. Comunque sia, la presenza d'Ugo, ch'era forse uomo un po' leggiero, ma certo vivacissimo e pronto d'ingegno, era una vera provvidenza per quella casa. Per la Giulietta egli non provava che una viva amicizia, e poi la sincera e devota affezione che lo legava ad Alberto avrebbe soffocato nell'animo di lui ogni altro sentimento. Quanto maggiore la sicurezza, tanto maggiore la confidenza: confidenza fraterna, e quasi infantile.... Io non capisco, mia cara amica, perchè andiate agitandovi sulla seggiola, mentre non mi sembra di dir cosa che sia o possa parervi sconvenevole punto. Perciò vi supplico che ve ne stiate buona e tranquilla, poichè la mia eloquenza, per mantenersi, vuole il raccoglimento dell'uditorio.