E fece ancora qualche passo per la china verso il canto che s'allontanava. Tutte le catene di là dall'oceano gli tiravano via il cuore. Quegli continuava a seguire il canto che s'allontanava, moriva.

A un tratto un grido risonò nella notte:

— Zio!

E la nipote balzò accanto a lui, gli si strinse a' panni come se volesse rattenerlo.

Il vecchio s'arrestò, tese ancora l'orecchio, il canto era morto. E allora il vecchio incominciò a piangere. Cogli occhi fissi dove s'era estinto il canto, di là dall'oceano, il vecchio colava lacrime da tutta la faccia, solo con l'ultimo frutto del suo sangue, nella notte straniera.

XII.

Il giorno dopo gli italiani salparono da Rio de Janeiro. Eran circa quattrocento che avevan fatto dono della vita alla patria in un momento d'entusiasmo suscitato dalle parole di un uomo generoso. La nave che li portava era celere, ma più celeri erano i loro cuori e ora temevano di non poter giungere in tempo per prender parte alla vittoria, ora che già le armi della patria avesser la peggio, e un'ansia li occupava, di volare, di volare, come se il loro arrivo soltanto potesse mutar le sorti della guerra.

Erano imbarcati insieme col Buondelmonti siciliani, calabri, liguri, piemontesi, lombardi, veneti, d'ogni altra regione italiana. Uno solo non italiano era imbarcato, il giovane poeta di Rio de Janeiro Quirino Honorio do Amaral, volendo egli pure combattere per la patria lontana. Taluni di quei reduci eran di coloro che nel Brasile avevano lavorando mutato condizione, ma la maggior parte eran popolo come quando v'eran giunti.

E tutti vivevano come nella poesia. Non avevano più ciascuno la sua anima chiusa, ma come intorno a loro si moveva la medesima aria fra cielo e mare, così dentro di loro una sola medesima anima. Alle volte mettendosi a parlare dell'arrivo e della guerra cadevano già in preda all'ebbrezza delle battaglie, alle volte il mare li placava e rasserenava, prendeva nel suo incanto la loro anima umana.

Il Buondelmonti, Giacomo Rummo, il Tanno, Quirino mangiavano in compagnia degli altri, seduti a terra sul ponte, e il primo parlava, parlava più di tutti. Parlava e raccontava le storie antiche di Roma e d'Italia, o le meraviglie del mondo moderno, durante le grandi giornate senza mutamento di cielo e di mare, o quando sui capi palpitavano le coperture di poppa e di prua al soffio del vento e sulle coperture passavano le nuvole, e gli orizzonti s'aprivano e si chiudevano.