La fanciulla scosse la chioma liberata e fuggì. Ma lo zio la richiamò ancora, ed ella si voltò domandando:

— Mi vuoi?

Negli occhi le bruciava un fuoco di riso.

Lo zio le disse:

— Cogli de' fiori per il signore, quando passa. Ma intendiamoci! Non spogliare il giardino!

— Sì.

E fuggì. Il Berènga disse al Buondelmonti:

— Mio fratello quattro volte fece fortuna e quattro la distrusse. Una volta prestò tutti i suoi risparmi a un amico e non riebbe più nulla. Se io dico a Bruna di portarmi de' fiori, mi spoglia il giardino. Ha come mio fratello la mania di donare. Ultima fiamma del sangue nostro!


Il Buondelmonti quando lasciò la villa in compagnia di Quirino Honorio do Amaral, era ammutito. Rivedeva l'occhio del Berènga torbido di ferocia e di dolore, si ricordava dell'altro occhio del Tanno e della cicatrice del pugnale guizzante sotto il negror della barba. Gli ritornavano in mente le parole del Berènga: