Disse al Rummo, quando furono in istrada:

— Queste scuole sono davvero un debole istrumento per la conservazione dell'italianità nelle colonie!

E cercò d'intrattenere il Rummo parlandogli d'emigrazione e di doveri nazionali; ma il Rummo gli disse:

— So, so! Ho dat'un'occhiata al suo libro, «La riforma borghese».

— Ebbene?

— Lei vorrebbe la nazione eroica, sogna conquiste affricane. Ma dove vuol trovarlo l'eroismo tra la borghesia? L'eroismo è solo dalla nostra parte e si chiama sciopero generale.

E sprezzantemente il Rummo se n'andò pe' fatti suoi, non solo, ma da quella volta si tenne il più possibile lontano dai ritrovi dove supponeva d'incontrar il Buondelmonti, e per la via si voltava dall'altra parte e non lo salutò più.

Altre volte il Buondelmonti passeggiava per Rio de Janeiro insieme con Quirino Honorio do Amaral, spesso lungo la riva del mare, e le loro conversazioni s'aggiravano di solito su letterati e artisti europei della cui conoscenza, specie degli italiani, il giovane brasiliano si mostrava avidissimo. Egli aveva già un cervello addestrato alle cose della letteratura e dell'arte di Europa ed aveva per tutto ciò che fosse italiano una passione che lo divorava; la quale passione, seppe il Buondelmonti in una delle loro passeggiate sul mare, gli proveniva dall'avere egli qualche anno avanti, quando cioè era ancora giovinetto, vista recitare in un teatro di Rio de Janeiro una grande attrice italiana, e dall'essersi allora per la prima volta la sua anima iniziata alla conoscenza del bello. Quirino era poeta d'ardente e profonda anima, aveva già composto un poema intitolato «La patria lontana» e l'aveva dedicato al grande poeta nazionale del Brasile Joâo Antonio de Oliveira del quale egli era discepolo. La patria lontana era l'Italia, culla della civiltà latina. L'anima di Quirino vedeva continuamente l'Italia, perchè l'arte ne aveva risvegliato in lui, il ricordo, ed ei la considerava come sua patria d'origine, sin dall'origine de' suoi padri antichi. Sicchè quando si trovava col Buondelmonti era avidissimo di saperne il più possibile e lo interrogava su Roma e sulle altre città, sull'aspetto de' paesaggi, sui monumenti e sulle vite degli artisti; tornava continuamente su Roma e sulle rovine romane e faceva domande particolareggiate, minuziose, dicendo spesso:

— Io so che questo monumento è posto così ed ha questa linea, ma com'è?

Il Buondelmonti gli rispondeva e Quirino domandava ancora, e il Buondelmonti gli dava altre notizie sorridendo, ma Quirino era insaziabile, per un'avidità dell'antichissimo sangue trasfuso in lui.