Piero era salito in tranvai; giunto dove bisognava scendere per prendere il sentiero che menava su alla villa degli Axerio, s'accorse che era troppo presto, scese e s'indugiò per la strada da dove cadendogli gli occhi sulla città che stava giù nel piano, ripensò che non aveva ancora avuto l'animo per contemplarne la bellezza, ne provò rimorso e cercò di liberarsi dalla passione che già incominciava a rendersi padrona di lui, cercò di liberarsene lasciandosi occupare dalle cose esterne. Per la strada dove andava, c'era molta quiete, casette sparse con giardinetti intorno, bambini scalzi, serve negre e qualche venditore ambulante che passava battendo con una mano delle bacchette di legno per farsi sentire. Talvolta si sentiva un batter di mani dinanzi al cancello d'un giardinetto o alla porta d'una casetta: era qualcuno che chiamava di fuori e qualcuno di dentro appariva, sì i giardinetti eran piccoli e le casette piccole e leggiere. Piero prese il sentiero della villa e a un certo punto trovò degli operai negri e bianchi che lavoravano, alzavano un muro per reggere il ciglione che non franasse, e fra loro Piero riconobbe un emigrante dell'«Atlantide» e ne sentì altri dire qualche parola in italiano. Allora si accorse quanto una delle due nature che erano in lui, la individuale, presa d'amore, avesse sopraffatto l'altra che poteva diventar coscienza nazionale, perchè non aveva più occhi per vedere gli uomini della sua patria, nè orecchi per sentirne le voci. Ne provò un profondo rimorso e si disse dentro di sè:
— Son venuto qui a innamorarmi come un fanciullo?
E guardò gli uomini della sua patria che rivoltavano la terra straniera in mezzo ai negri schiavi d'Affrica. Quando a un tratto uno di questi negri alzò la voce e si mise a gesticolare sulla faccia d'un italiano. Altercavano e ad un certo momento il negro fece l'atto di metter le mani addosso all'italiano.
— Ah razzaccia! — gridò Piero e spinto dal suo rimorso a far anche di più di quel che fosse necessario per un uomo della sua patria fu addosso al negro e l'atterrò, ma quegli fortissimo rimessosi in piedi gli sferrò un pugno. Cieco d'ira allora Piero e più forte gli fu di nuovo addosso e di nuovo l'atterrò e lo conficcò con le ginocchia a terra e gli sbattè la faccia sulla terra rivoltata che era di color rosso acceso, sicchè sulla faccia negra, quando questa si rialzò, pareva brani sanguinanti. Ma subito Piero per lo stimolo di quella stessa azione di lotta che aveva compiuta, si ricordò del Porrèna, il suo amore lo rioccupò, la paura e l'ansia lo vinsero, d'un fiato sotto il sole rovente corse su alla villa degli Axerio, nel salotto vide che il Porrèna non c'era, la gioia lo invase, vide poi che Giovanna era in compagnia d'una signora italiana, di due signori brasiliani a lui sconosciuti e del marito. E sino alla fine della visita il giovane, dimentico anche del mutamento di Giovanna, ebbe l'animo libero, leggiero leggiero e gioioso. Il professor Axerio raccontò della prima lezione che aveva fatta alla facoltà di medicina il giorno avanti e disse bene degli studenti brasiliani che gli erano parsi d'un'intelligenza raccolta e penetrante. La signora della colonia, una madre di famiglia, raccontava a Giovanna delle difficoltà che ci sono per educare italianamente i figli nella colonia, mancando buone scuole.
A un tratto Piero e le signore sentirono un galoppo serrato per il sentiero sotto la villa. Eran accanto alla finestra, guardaron fuori, videro dallo svolto del colle venir a cavallo di gran trotto una forma femminile nella quale, quando fu più vicina, riconobbero Bruna Berènga. Questa passò sotto la villa, alzò gli occhi, salutò mandando un grido acuto, sfrenò il cavallo, divorò il tratto di sentiero che saliva sui precipizi sino alla foresta nella quale sparve. E subito dal medesimo svolto del colle apparve un cavaliere, era il Berènga il quale teneva dietro alla nipote di gran corsa. Passò anch'egli sotto le finestre, curvo il gran torso sul cavallo, non vide, lanciò un grido:
— Bruna!
Sparì anch'egli nella foresta e si sentì ancora la voce che richiamava:
— Bruna!
Giovanna dopo si levò dalla finestra per offrire il tè. E Piero tutto animato di speranza da quella corsa selvaggia disse a Giovanna mentre questa gli porgeva la tazza:
— Poi mi dirà, vero?... perchè con me non è più quella di prima.