E senza aspettar risposta s'incamminò avanti. Andava via in fretta per il giardino e nelle sue membra c'era il fremito della corsa frenata a stento. Ma a un tratto disse:
— Questa sera gli altri italiani non verranno.
Piero si sentì rimorire confessandosi ora che egli era venuto alla villa del Berènga, soprattutto per la speranza di trovarvi Giovanna.
Appena toccò la soglia, Bruna s'alzò di statura, la sua faccia si ricoperse di religione come quella del devoto che entra in chiesa. Attraversò un corridoio camminando in punta di piedi per abitudine contratta e come se un momento dopo non avesse dovuto disturbar lo zio battendo alla sua porta. Quando fu dinanzi ad una porta chiusa, battè.
Una voce aspra rispose di dentro:
— Avanti.
Il Berènga appena il Buondelmonti entrò, gli chiese, senza nemmeno dar tempo ai saluti, se sapeva di quelle società per la costruzione di case operaie che ci sono in alcune città d'Italia, e quegli incapace di parlare gli rispose di no. Il Berènga gli aggiunse che voleva vedere se era possibile di tentar qualcosa di simile a Rio de Janeiro, e che aveva incominciato a studiare intorno a quel disegno. Il Buondelmonti facendosi forza gli disse:
— Mi hanno raccontato che Lei trova il tempo per molte cose....
— È vero.
E il Berènga portò il Buondelmonti nella sua biblioteca dove fra molti altri libri di vario genere gli additò le più celebri e reputate opere francesi, italiane, tedesche, inglesi, d'esegesi biblica, di storia del cristianesimo, di controversia fra il cattolicismo e il protestantismo, di dogmatica e di oratoria sacra. Poi tirò giù dagli scaffali alcune di quelle opere, mostrò le pagine annotate nei margini. Domandò l'altro: