La sua pena angosciosa proveniva specialmente dal capire che le due domande eran tutt'una, che la prima dipendeva dalla seconda: l'animo le diceva:
— Se tu andrai domani con lui, sarà finita per te: presto dovrai diventare la sua amante!
E quando dentro di sè sentiva più chiare queste parole, risolveva di non muoversi di casa la mattina dopo, ma subito se ne addolorava e per sè e per lui: per sè perchè le pareva di vivere soltanto quand'era in sua compagnia; per lui perchè pensava al dispiacere che gli avrebbe dato, se gli avesse mancato di parola. Lo rivedeva come tante volte l'aveva visto in cima alla cupola, rivedeva la sua gioia e la sua felicità e pensava che le avrebbe amareggiate e non poteva sopportare questo pensiero. E allora incominciò a dirsi dentro di sè, nel suo cuore semplice con parole semplici:
— Io andrò domattina e gli parlerò chiaro: gli farò intendere che non potrò mai essere la sua amante!
E così con queste parole per qualche momento si metteva il cuore in pace e si abbandonava a pregustare il piacere della passeggiata, già si vedeva in compagnia di lui e lo sentiva parlare. Essi non avevano stabilito dove sarebbero andati, ma ovunque fosse, egli avrebbe parlato come poche ore prima sulla cupola ed ella sarebbe stata un'altra volta rapita in lui e in ciò che avrebbe visto per opera di lui. E per alcuni momenti era tutta lieta. Poi l'animo le diceva: — Ma se lui vorrà? — E allora tornava a stabilire che nè la mattina dopo nè mai sarebbe andata sola con lui. La stessa città incominciò a farle paura perchè aveva sentito l'irresistibile veemenza di Piero quando si trovava come artista dinanzi a quella. Giovanna sentiva che ovunque fossero andati di lì a poche ore, la città si sarebbe unita insieme con Piero per travolgerla in un turbine. E un oscuro terrore la invase. In mezzo al quale terrore le riappariva di tanto in tanto la faccia del marito con l'aspetto di poco prima, quando da quelle labbra erano uscite le parole cattive contro Piero e da quegli occhi il lampo dell'odio. Giovanna rivedeva quella barba nera inferocita saltare sui condimenti del piatto, quando un momento il delicato cuore le tremò. Di quella appunto aveva terrore. Che accadeva in fondo al suo essere? Aveva terrore e nausea. Allora per la prima volta l'uomo apparsole improvvisamente nauseabondo e terribile, per la prima volta da che era congiunto con lei, le disse nell'anima, in tutta la pienezza del loro significato, queste parole:
— Io sono tuo marito!
Giovanna vide chiaro ciò che le accadeva: essa amava per la prima volta quando non poteva più amare. Come un colpo di mazza sulla nuca delicata questa certezza la prostrò, il suo lamento salì pel silenzio della notte e fu deciso: essa non avrebbe fatto la passeggiata con Piero. Perchè non poteva avere un amante. Qualcosa d'inesorabile stava in fondo al suo essere: la sua leale rettitudine. L'educazione di famiglia le aveva dato a intendere che la sua rettitudine di donna maritata avrebbe dovuto consistere nel non avere un amante e il non avere un amante era diventato la sua inesorabile rettitudine. Lasciò la finestra e la sua volontà era fissa: la mattina sarebbe rimasta in casa. Ma la mattina appena si fu risvegliata, l'amore la colse all'improvviso e la vinse. Le ripresentò l'immagine di Piero quale le era apparso all'«Operaio Italiano» in preda al suo patire. Una tremendissima paura l'assalì di farlo soffrir di nuovo, e allora l'amore la fece volare.
Si ritrovarono in un viale sul mare dove c'era un gran palazzo bianco e un giardino di fiori radi e vivi e la baia dinanzi formava lago tutto chiuso da più archi di colline, di rocce e d'isole. Dove il lago s'apriva sul mare, Piero e Giovanna riconobbero il Pan di Zucchero e più in dentro l'isola del Buon Viaggio che dà l'ultimo saluto ai naviganti che escono dal porto, e dietro all'orizzonte, la riga bianca d'Icarahy dov'è Nicteroy, e riconobbero da presso sul viale la più leggiadra delle colline, la figlia della roccia e dell'aria, il Morro da Gloria, alata di palme. Piero e Giovanna si incamminarono per il viale aperto e sereno verso la florida Gloria e c'era nella luce del sole, nello spirito dell'aria, nel cielo, nel mare, nelle colline e nelle rocce una leggerezza elisia. Un sorriso elisio correva per il viale leggiero leggiero con i suoi giardini radi e vivi nell'argentina serenità del mattino. E Piero non si ricordava più di nulla, avendogli l'amore distrutta tutta la coscienza e tolto ogni contrasto, come per altri amori gli era accaduto. Egli accanto alla donna la quale per la prima volta amava, era ora ciò che altre volte era stato: un amante di romanzo in luoghi di romanzo. Egli e Giovanna raccontavano ciò che avevano fatto e visto durante la loro breve rottura, perchè da quattro giorni soltanto s'eran rappacificati e quella mattina si trovavan soli per la prima volta. Piero due volte senza accorgersene dette del tu a Giovanna, e Giovanna pensò: — Perchè dovrei ora amareggiarlo? — Giunsero sotto la Gloria dove c'erano altri giardini di fiori vivi e una grande statua bianca e due palme sovrane. E di là dal verde e dal rosso dei giardini appariva un color di violetta ed erano le rocce e le colline del mare. Piero e Giovanna attraversarono i giardini e s'accostarono al mare. Sulla catena lontana il Dito di Dio rifulgeva nella luce eccelsa; tutta la catena era una nube di fulgore; il Pan di Zucchero e le altre rocce avevano il color del rubino tra il mare azzurro e il cielo celeste, e il mare, il cielo e tutte le rocce rifulgevano; la Gloria, gioiello delle colline, sollevando in alto la chiesetta bianca e l'ala d'aria e di palme rideva tutta traforata di fulgido sereno. Allora Piero guardò Giovanna che aveva un gran cappello di paglia e nell'ombra il viso le rideva silenziosamente. Tutto il viso le rideva di una felicità innocente come l'infanzia, perchè essa amava per la prima volta, ne d'altro si ricordava in quel momento. Piero si ricordò di quando quelle labbra avevan detto: — A Rio de Janeiro! — E sentendosi scoppiare il cuore dalla tenerezza volle parlare, ma non lo fece, perchè il suo amore fu fatto più delicato da quello di Giovanna. Con una delicatezza quale non avev'avuta mai, come se risvegliasse un bambino che dormisse, prese una mano di Giovanna, l'alzò e appena appena la sfiorò con le labbra. E soltanto, il suo cuore diceva a Giovanna:
— Svegliati, amore!