— Guardi giù. Nelle gole di quelle colline ci son come vezzi distesi, cascatelle di perle! Guardi! Botafogo è come una ghirlanda aperta.

Eran campi immensi e giardini di brillanti, regge d'oro e raggiere, ghirlande e vezzi di perle, lontani lontani. E tutti i brillanti, tutte le perle, tutti i punti d'oro palpitavano e mutavano di colore passando per tutti i colori delle pietre preziose, come se avessero una minuscola pupilla o un minuscolo cuore d'un'altra luce nella loro luce.

— Guardi laggiù laggiù quel piccolo vezzo solo solo, un po' in alto, a pie' d'una collina, dev'essere. Chi lo lasciò in quel posto? E per chi?

Giovanna sorrise. Poi da' sentieri de' colli salì il rumore di un veicolo e dal mare l'ululo d'una sirena. E a volte si sentiva il canto de' grilli e qualche latrato.

Piero disse:

— I brasiliani raccontano d'un gran gigante che dorme sul mare. Ha il capo sui picchi della Tijuca e della Gavea e i suoi piedi toccano il Pan di Zucchero. Forse prese parte alla guerra del mare e della montagna. Forse il gigante lasciò sulla riva del mare tanti gioielli per qualche divina creatura che deve giungere di là dal mare. Perchè dorme ancora il gigante? Perchè la divina creatura non è giunta ancora?

Giovanna sorrise di nuovo dicendo a Piero dentro di sè: — Sì, ho capito: tu vuoi darmi tutto quello che vedi.

E si vedeva a' piedi tutti quelli immensi gioielli e tesori, mentre si diceva dentro di sè: — Tu sei una divina creatura per lui! — E un pensiero d'orgoglio le rideva in mente.

Piero le domandò:

— Ha aperto gli occhi avanti? Ha visto insieme con me?