— Perchè la signora non ha preso nulla con sè, nè ha detto nulla a nessuno. È sparita!

Ma il professor Axerio mormorò:

— So bene, so bene.

E fissava la donna come se fosse distratto.

Finito di desinare uscì per i dintorni della villa e spiava nella notte lungo la strada se la moglie tornasse, ma non tornò, ed egli rincasò e dopo aver parlato con qualche servitore si coricò. Non dormì ma piombò in un torpore ingombro d'incubi: gli appariva la moglie caduta giù in un precipizio del Silvestre e rimasta morta; gli appariva il corpo di lei fatto a pezzi sui massi e i tronchi d'albero, in fondo in fondo, e nessuno lo ritrovava. Rivedeva le facce de' maggiorenti della colonia, dei grandi personaggi brasiliani amici suoi, e provava un gran sollievo perchè il corpo della moglie non era ritrovato da nessuno; come se avesse fatto cader lui la moglie in fondo al precipizio per vendicarsi. La mattina però quando si fu alzato, aveva un solo desiderio, quello che la moglie tornasse.

Invece ricevè per la posta una lettera di lei e in questa lettera essa gli dichiarava, senza fare alcuna allusione alla violenza patita la notte, che riprendeva la sua libertà per sempre come se mai gli fosse appartenuta, come se mai l'avesse conosciuto.

Allora l'Axerio mandò un ruggito soffocato e addentò la lettera, perchè sentì tutto il ridicolo che lo colpiva a un tratto. Il ridicolo colpiva lui che sin a quel momento non aveva fatto altro se non portare se medesimo in pompa magna per il mondo. Egli aveva avuto sempre somma cura di apparire un modello di regolarità in ogni atto e detto agli occhi del mondo come uomo, come professionista, come marito, come cittadino. E per apparir così aveva sempre calcolato tutto, tutto aveva fatto con calcolo a tempo debito. Per star bene nella compagnia del maggior numero ben pensante, com'aveva scelte cert'opinioni politiche e credeva nella futura solidarietà del genere umano, così aveva brigato per ottener onorificenze e a tempo debito aveva preso moglie. Il professor Axerio insomma aveva per fede che la sorte toccatagli nascendo fosse di dare spettacolo di ciò che è un grand'uomo in un uomo regolare, perchè egli era l'uomo civile e borghese per eccellenza. E la gran barba era per lui il segno del privilegio; ei l'amava più di qualunque altra parte della sua persona come quella che riuniva la serietà dell'uomo regolare e la dignità del grand'uomo. Egli aveva avuto dalla natura la gran barba per segno della sua dignità borghese professionale, come, a male agguagliare, aveva avuto per la sua umanità il sesso. Ma ora tutto andava in rovina nel modo più ridicolo. Il professor Axerio fu invaso dalla paura del ridicolo.

E incontanente spinto da questa paura scese da Santa Teresa. Quando, qualcosa di straordinario accadde dentro quell'uomo: ei trovò il modo di metter d'accordo la paura del ridicolo col proposito di dare al fatto domestico l'importanza di un avvenimento pubblico. E perciò corse al palazzo d'un gran personaggio che conosceva e fattosi annunziare fu subito ricevuto. Lo stesso personaggio che aveva un alto potere nella repubblica, gli andò incontro fin sulla soglia del suo gabinetto con tutte e due le mani tese festosamente. Ma appena l'ebbe invitato a sedersi ed egli pure si fu seduto, s'accorse col suo occhio assuefatto a legger dentro nelle intenzioni degli uomini, che gli stava dinanzi uno che aveva da raccontargli qualcosa di grave. Il professor Axerio avev'assunto un'aria solenne per far colpo, ma il personaggio afferrò in lui un che di forzato e con un leggiero sorriso grazioso gli disse:

— Eccomi qui tutto per Lei se posso esserle utile in qualche cosa.

Il professor Axerio tirò fuori la lettera della moglie e passatavi sopra l'unghia del pollice là dove c'era rimasto il segno del dente, la porse al personaggio; il quale lesse, comprese, rilesse e facendo le viste di non capir nulla, col solito sorriso domandò: