Poco dopo, il professor Axerio si trovava in città fermo su un marciapiede, in vista dell'albergo dove alloggiava Piero Buondelmonti. Passava poca gente, solo qualche rumore veniva dal mare vicino, l'Axerio sotto l'ombra degli alberi che si levavano sulla piazza guardava verso la porta dell'albergo illuminata, per vedere le persone che entravano e uscivano. E quando passava qualcuno, si ritirava ancor di più nell'ombra e si metteva una mano sulla faccia perchè aveva paura d'esser riconosciuto.
Poco prima s'era presentato alla porta dell'albergo e aveva domandato se il Buondelmonti era rientrato; essendogli stato risposto di no, aveva domandato quando di solito rientrava e avuta la risposta se n'era andato e poi subito tornato sui suoi passi s'era messo ad aspettarlo sulla piazza.
L'aspettò a lungo. Vedeva un andare e venire di gente per la porta dell'albergo. Dove poteva essere il Buondelmonti a quell'ora? Al professor Axerio tornavano in mente le notizie che il Porrèna gli aveva dato qualche ora prima dicendogli:
— Era certamente la signora Axerio stamani nell'Avenida Centrale.
E poco dopo aveva aggiunto:
— Ho visto stamani il Buondelmonti nell'Avenida Centrale.
Voleva certamente dire d'averli visti insieme. Dove poteva essere il Buondelmonti a quell'ora?
A un tratto lo scorse proprio nel punto che metteva il piede sulla soglia dell'albergo, si mosse, fu un momento, rivide il Buondelmonti tornar fuori di nuovo e riprender la via donde era venuto.
Lo seguì.
Il Buondelmonti percorse quella via e poi un'altra e l'Axerio lo seguiva a una certa distanza senza perderlo mai d'occhio. Seguendo il Buondelmonti gli pareva d'avvicinarsi sempre più alla sua meta. Lo vedeva andar avanti di passo eguale, piuttosto in fretta, senza voltarsi nè a destra nè a sinistra, com'uomo che va per uno scopo. Sempre più gli pareva d'avvicinarsi alla sua meta. Quella parte della città era deserta a quell'ora di notte.