Il Buondelmonti giunse in una via tutta palme e molto oscura. Di là dai tronchi delle palme s'intravedevano villini e giardini. L'ombra del Buondelmonti quasi si perdeva nell'oscurità, spariva di tanto in tanto fra' tronchi delle palme. L'Axerio accelerò il passo con ansia avendo paura di perderlo di vista, camminò, camminò spingendo la barba in avanti e giunse a pochi metri di distanza da lui, ne sentì il passo, temè che quegli sentisse il suo. S'arrestò, lasciò che quegli s'allontanasse, riprese a seguirlo con ansia, spingendo la barba in avanti. Gli pareva che quello dovesse essere il luogo, ma il Buondelmonti percorse tutta la via delle palme senza fermarsi e si mise per un'altra anche più oscura. A un tratto sparì per un cancello e un giardino, l'Axerio s'avanzò un po' e vide in mezzo al giardino una villa. Pensò:
— Mia moglie è lì!
E rimase un momento con la barba terribile spinta in avanti nelle tenebre.
VII.
A un tratto il professor Axerio tornò in sè. Come dinanzi all'ostacolo si rompe la corsa del cavallo, così il furor bestiale del professor Axerio dette giù a vedere il Buondelmonti sparir nella villa sconosciuta. Anche prima, quando l'aveva visto entrar nell'albergo, era rimasto un momento titubante, ma ora dinanzi a quella villa chiusa e quasi invisibile nelle tenebre della notte, una folla d'interrogazioni invase la sua mente e gli impedì di muover ancora un passo. Come entrarvi? Come dimandare alla porta del Buondelmonti? Chi insomma gli aveva detto che fra la moglie sua e il Buondelmonti ci fossero relazioni tali da permettere all'uno di far visita all'altra a quell'ora di notte? Di chi non poteva esser quella villa? Tutte queste interrogazioni arrestarono l'Axerio e lo fecero ritornare in sè. Egli comprese che il solo mezzo per non scoprir se la moglie fosse in quella villa era di presentarsi alla porta in quel momento, perchè quando pure ci fosse, il Buondelmonti avrebbe negato e avrebbe respinto l'intruso, mentre altrove, il giorno dopo, lontano di lì, a quattr'occhi, era uomo da dire per conto suo a grinta dura: — Così è!
A un tratto si sentì un balzo al cuore pensando che cosa poteva esser successo se avess'avuto il tempo di farsi avanti al Buondelmonti sulla soglia dell'albergo, oppure l'avesse raggiunto nella via, o si fosse presentato alla porta della villa. Il Buondelmonti avrebbe indovinati i sentimenti che nutriva contro la moglie, si sarebbe accinto a difenderla e glie l'avrebbe sottratta per sempre. Voltò per la via donde era venuto e fu sì forte la paura che si mise a fuggire.
Dopo allentò il passo e attraversò quella parte solitaria della città per tornare a casa. Camminando pensava al da farsi per il giorno seguente e prima di tutto si propose di scrivere al Buondelmonti per aver con lui un abboccamento e cercar di conoscere lo stato vero delle cose. Ora vedeva chiaro e netto: tutto quello che aveva saputo, che credeva d'aver saputo dal Porrèna; tutto quello che aveva visto, che credeva d'aver visto seguendo il Buondelmonti; tutto quello che egli aveva sospettato, che credeva di poter sospettare ripensando a certi ricordi del viaggio, non era il fatto. Il fatto di cui egli realmente stava in possesso, era questo e nulla più: una certa sera sua moglie l'aveva respinto, egli le aveva usata violenza ed essa il giorno dopo era sparita. Ciò che il Porrèna gli aveva non raccontato ma semplicemente accennato, poteva esser al massimo un fil di luce ed egli non doveva far altro che seguirlo, e perciò bisognava veder il Buondelmonti, ma fingendo di non sospettar nulla. Bisognava servirsi del Buondelmonti soltanto per giungere alla moglie. E quindi si sarebbe presentato a lui ma come ad un amico per chiedergli lume e poi vedere che cosa ne sarebbe venuto. Egli sapeva fino a che punto fosse uomo di carattere aperto e ardito e se lo rappresentava dentro di sè quale tante volte sull'«Atlantide» l'aveva avuto faccia a faccia in discussioni talvolta aspre. Ora ne rivedeva il viso più mutevole dell'onda ai soffii del vento, ai più leggieri moti del pensiero e dello sdegno. Un uomo simile era incapace d'infingersi.
Quando il professor Axerio giunse a casa, era già notte tarda; tutti i servitori s'eran coricati e soltanto la cameriera l'aspettava nel giardino. Egli la scorse seduta sulla soglia della porta nell'ombra delle palme e delle altre piante. E la rimbrottò, sì perchè l'aspettava nel giardino e non dentro, sì perchè gli altri servitori s'eran coricati. Egli aveva rancore contro di lei perchè era stata la prima ad annunziargli la sparizione della moglie e soprattutto perchè una volta era allegra e loquace e da quel giorno non aveva riso nè parlato più. Quando l'Axerio rincasava non poteva vederla senza sentirsi rimescolare il sangue, perchè gli pareva una muta accusatrice; pensava che essa forse aveva assistito alla partenza della moglie, e che forse la moglie le s'era confidata; pensava questo l'Axerio a vedere la donna e aveva rancore contro di lei e in quel rancore ogni volta che rincasava, si rinfocolavano il suo odio e il suo furore contro la moglie. Così fu e più forte anche quella notte. Rimbrottata la donna che non rispose, il professor Axerio andò nelle sue stanze, si mise una giacchetta più leggiera, si rinfrescò le mani e la faccia con acqua, s'accorse d'aver fame, chiamò la donna e le ordinò di preparargli un po' di cena. La donna andò in fretta, egli uscì a passeggiare nel giardino e poco dopo si mise a tavola. Mentre mangiava sbirciava di tanto in tanto la donna che stava immobile in un angolo voltando un po' la faccia verso una parete con quella speciale ostinazione che indica malanimo contro chi non si guarda. Osservandola il professor Axerio pensava alla moglie e dentro di sè provava un piacere nuovo perchè gli pareva di esser vicino finalmente a rivederla. Egli mangiando studiava i modi di giungere a questo per mezzo del Buondelmonti. Una sera, si ricordava, sull'«Atlantide» aveva avuto una discussione col Buondelmonti. A voce alta quella sera aveva lungamente sostenuto che ognuno doveva preparare in sè e negli altri col buon esempio l'avvento di una umanità migliore. Ognuno doveva domar le sue passioni per cooperare a rendere più piccola nelle future generazioni umane quella parte animalesca con cui l'uomo ha avuto origine. Ognuno doveva accrescere in sè il patrimonio dello spirito, della ragione, della bontà, dell'amore e della pietà; perchè dall'uomo presente sorgesse il solo superuomo che bisognava invocare, non quello di certa filosofia moderna ma il suo opposto, una sorta di superuomo angelico. E siccome il Buondelmonti aveva continuato a sorridere a capo basso sotto l'ombra della sua bella chioma, l'altro aveva continuato a gridare: — Preparate le vie del Signore, preparate le vie del Signore! — E aveva preso a celebrar tutte quelle istituzioni e tutti quei sodalizi contemporanei che secondo lui preparavano quelle vie, cioè l'avvento di una umanità migliore: molte istituzioni e sodalizi filantropici e altri d'altra natura, ma che gli parevano affini, per il femminismo, per il libero pensiero, per il vegetalismo, per l'arbitrato internazionale e la pace perpetua. Egli aveva gridato che faceva parte, com'era vero, di tutte quelle istituzioni e di tutti quei sodalizi. Ora mangiando se ne ricordava e andava pensando di cominciar così il suo discorso al Buondelmonti il giorno dopo: — Vengo a mostrarle non più a parole ma a fatti l'altezza delle mie dottrine alle quali ho conformato tutta la mia vita! Io sono stato sempre un paladino d'ogni genere di libertà, della libertà di coscienza, di quella della vita umana. Io non mi smentirò! Mia moglie s'è ripresa la sua libertà. Venga per sentirsi dichiarare che io non posso far altro che chinare il capo e per regolare di comune accordo il nostro avvenire. — Così avrebbe parlato al Buondelmonti e gli pareva la buona via per riuscire. Studiava, studiava i modi per riaver la moglie dinanzi a sè, foss'anche per pochi istanti. Egli non pensava più a ricondurla stabilmente sotto il tetto coniugale; ciò che ei voleva era ben poco, ma era tutto per lui: riaver la moglie dinanzi a sè gli occhi negli occhi, la donnetta sommessa che era fuggita via di soppiatto, riaverla dinanzi a sè e dirle qualcosa. Che cosa le avrebbe detto? Non sapeva, ma qualcosa da alleggerirsi il cuore per tutti quei giorni di supplizio.
Continuava a cenare masticando lentamente. Teneva i gomiti appuntati sulla tavola e ogni tanto si dava un'occhiata alle mani bianchissime e delicate che si stropicciava l'una con l'altra dinanzi alla barba. Sbirciò la cameriera e a un tratto gli parve da un moto delle labbra che avess'intenzione di parlare, ma quella volse altrove la faccia. Ripensò alla moglie e gli parve più di prima di essere vicino a rivederla. A un tratto la donna ruppe il silenzio e gli domandò con mal celata ostilità:
— Il signore può dirmi se la signora rimarrà assente ancora qualche tempo?