Anche l'Axerio s'alzò in piedi e rimasero tutti e due muti l'uno di fronte all'altro. Il Buondelmonti fissava l'Axerio con aperta ostilità, la testa un po' in avanti. L'Axerio trovò ancora la forza di pensare che attraverso il suo nemico che ormai gli stava dinanzi in atto di sfida, bisognava raggiungere la moglie. Nello sforzo di padroneggiarsi gocciava sudore dalla fronte. Gli zigomi irti gli lustravano in mezzo al negrore della barba e de' capelli. Ogni tanto si passava il fazzoletto sulla fronte. Finalmente disse:
— Signor Buondelmonti, vuol portare alla signora Axerio il mio consiglio, la mia preghiera di ritornare sotto il tetto coniugale?
Il Buondelmonti non rispose subito. Continuava a fissare l'Axerio con la testa in avanti, nè un muscolo della faccia sotto l'ombra della chioma gli si moveva. Finalmente disse battendo forte le sillabe come per conficcarle nel cuore del nemico:
— Non posso fare ciò che Lei mi chiede.
— Oh!... Perchè? — disse l'Axerio e parve che mandasse un gemito.
E l'altro incalzando:
— Perchè in tutto quello che è accaduto, io approvo la signora.
— Oh! — gemette l'Axerio, si portò una mano agli occhi, la lasciò cader giù lungo la barba e parve che vacillasse come uomo che è colpito al cuore.
Pure trovò ancora la forza d'aggiungere:
— Lei conosce i miei principii morali; ne abbiamo parlato anche durante il viaggio. Ma Lei forse ignora fino a che punto sono la regola della mia vita. Se la persona che ha abbandonato il tetto coniugale senza lasciar traccia di sè, volesse venir ad un colloquio, saprebbe che io non desidero altro se non trovare di comune accordo la maniera più conveniente per riconoscerle definitivamente quella libertà che s'è ripresa da sè.