Ma il Buondelmonti vedeva dinanzi a sè soltanto l'uomo che aveva per violenza posseduta la donna amata. Accecato dall'ira gli s'accostò, gli buttò sulla faccia:
— Ciarlatano!
All'improvvisa ingiuria l'Axerio barcollò balbettando sillabe senza nesso. Ma l'altro l'incalzò, continuò:
— Inutile, altre parole. Quella persona scrisse l'ultima sua volontà, nè ha nulla da mutare. E ci son io a difenderla. Uomo per uomo.
Il professor Axerio si discostò un po', abbassò la testa e la barba come l'ariete che sta per dar di cozzo e fece l'atto di avventarsi, ma il Buondelmonti l'afferrò e lo trattenne per un braccio. Così per qualche momento rimasero i due uomini l'uno nella morsa dell'altro, senza muoversi. I loro petti quasi si toccavano, ma i loro occhi non si fissavano e guardavano basso. C'era fra loro la lotta per la ragione più feroce, la donna, ma qualcosa di più feroce ancora c'era fra loro. Tutte le discussioni simili a risse a stento represse che avevano fatte sull'«Atlantide», si rinfocolavano ora nel loro sangue. Tutto il disprezzo e tutto l'odio di razza che si avevan l'uno contro l'altro, ma che allora si eran dovuti tante volte ringoiare, ora stavano per poter prorompere. Per tutte le loro idee, per il sangue che avevan nelle vene, per tutto quello che avevan detto e fatto durante tutta la loro vita, erano nemici mortali l'uno dell'altro. Erano due uomini, di lotta entrambi, ma avversi, l'uno naturale e forte solo della sua forza, l'altro assuefatto a farsi armi d'ipocrisia di tutte le istituzioni della civiltà. Le due teste quasi si toccavano. Senza muover la sua nè liberare il braccio l'Axerio con l'accento che vuol lacerare il cuore del nemico, disse finalmente:
— Sei tu che mi tieni mia moglie.
L'altro rispose a bassa voce:
— Sono io.
— Voglio riaverla.
— No.