La sua faccia era sì stravolta che il Rummo spaventandosene protestò prima che nessuno aveva mai mentito e poi per rincalzar la menzogna con un'altra menzogna aggiunse:
— C'è una sola novità: Giovanna è ripartita per l'Europa.
Il Rummo senz'accorgersene nel forzar la voce aveva ritrovato un po' l'accento dell'acre violenza del propagandista. Piero si tacque. Poi lo stesso giorno, essendo rimasto solo or con questo or con quell'amico, a tutti domandò di Giovanna e tutti gli risposero la stessa cosa, che era ripartita per l'Europa. Allora Piero non domandò più ne di Giovanna nè dei giornali. E intanto il suo povero corpo recuperava le forze e la salute, perchè la gioventù e l'istinto di conservazione potevano più d'ogni altra cosa.
La mattina che fu condotto dagli amici alla Tijuca Piero aveva dentro di sè un dolore e una gioia. Il suo corpo e la sua anima gioivano della luce, dell'aria e della libertà che tornavano a godere, ma il pensiero di Giovanna gli dava dolore. La sua anima era come un'orchestra quando due motivi s'uniscono e non si distinguono più l'uno dall'altro: così egli non distingueva più la sua gioia dal suo dolore, ma sentiva la contentezza di tornare a vivere, con una pena in fondo al cuore, e di tanto in tanto questa pena si smarriva in quella contentezza. Il suo dolore in quei momenti non nasceva dal pensare che Giovanna fosse morta, ma nasceva dal vedere che mentre gli stavano intorno tanti amici, essa sola da lui più di ogni altra persona amata era assente. Egli girava intorno gli occhi come uno che fosse risorto e talvolta sulle sue labbra spuntava un sorriso, tal'altra i suoi occhi pareva che si velassero di lacrime. E gli amici lo guardavano e gli sorridevano, ma il pensiero di Giovanna era anche in loro, e già sentivano pietà del colpo che qualcuno quanto prima avrebbe dovuto dare a lui che allora allora tornava a vivere. Tutti ma sopratutto Quirino, presero a mostrargli la bellezza dei luoghi per cui passavano. Il giovane brasiliano pareva aver perduto l'impeto e l'entusiasmo d'una volta e aveva nei grandi occhi e nella voce una malinconia che meglio d'ogni altra cosa, meglio degli stessi occhi insistenti di Giacomo Rummo, sapeva parlare alla gioia e al dolore di Piero. Attraversarono strade lunghe lunghe e strette, d'ambo i lati folte di giardini e di selve dentro cui stavano villette come sommerse. Quirino mostrava quanto erano leggiadre e leggiere quelle villette secondo il clima, mostrava il cupo verde della esuberante vegetazione tropicale e diceva il nome di certi alberi che dai giardini e dalle selve gittavano grandi rami sopra la strada carichi di fiori gialli come oro e azzurri come il mare e rossi come il fuoco e il sangue. E poi giunsero dinanzi a un vasto edifizio sotto immani rocce nude e biancastre e Quirino disse che era il Collegio Militare, e poi presero a salire e di tanto in tanto attraverso i sentieri della foresta scoprivano lontano lontano un occhio di mare. E Quirino parlava del mare, delle foreste e delle rocce, e Piero lo guardava fisso fisso come se a sentirlo parlare gli spuntasse un pensiero nella mente. Gli amici lo osservavano trepidando perchè i suoi occhi nel fissare il giovane brasiliano diventavano sempre più ploranti. Qualcuno gli domandò per distrarlo se fosse mai stato in quei luoghi. Piero rispose:
— Mai.
E aggiunse:
— Sono nuovi due volte.
E parve che dai suoi occhi fosser vicine a sgorgar le lacrime. Gli amici si guardarono di nascosto e rimasero un momento zitti comprendendo il suo dolore e ripensando che quanto prima dovevan dare a quel dolore il colpo. Qualcuno poi per distrarlo gli domandò:
— Perchè nuovi due volte questi luoghi per te?