— Perchè — rispose Piero — non ci sono stato mai e perchè anche ciò che si rivede, dopo una lunga malattia par nuovo come tutto ciò che ci appare per la prima volta nell'infanzia.
Piero sentiva nel suo povero corpo e nella sua povera anima la gioia di questa novità d'infanzia e di resurrezione nei luoghi nuovi, e più così sentiva il doloroso desiderio di Giovanna che era assente. Prestando orecchio a Quirino che mostrava la bellezza dei luoghi per cui passavano, Piero pensava a Giovanna, pensava ad altri luoghi che egli stesso aveva visti con Giovanna, ad altri luoghi che egli stesso aveva mostrato a Giovanna, e pensava quanta gioia avrebbero avuto tutti e due ora, se essa non fosse stata assente. Ma ora a mano a mano che salivano, il dolore s'impossessava sempre più di lui e gli pareva che Giovanna fosse morta; tanto che aveva paura che qualcuno glielo dicesse.
Guardava il Rummo e avrebbe voluto domandargli:
— È vero che hai sempre mentito? È vero che Giovanna è morta?
Guardava Quirino e vedeva quanto appariva mutato da quello d'una volta; pensava che così fosse, nel suo ingenuo attaccamento, per pietà del suo dolore, del dolore che gli altri ancora gli tenevano nascosto, e sentiva per lui tanta tenerezza di gratitudine. Avrebbe voluto domandargli:
— Tu sai, vero, che Giovanna è morta?
Tutti sapevano. Erano lì accanto a lui, in un attimo quelli amici avrebbero potuto rivelargli la verità. Ei li guardava, or questo or quello, vedeva che sapevano la verità, gli pareva di vederla dentro di loro. Più volte la domanda gli giunse fino alle labbra, ma aveva paura che gli dicessero che Giovanna era morta.
E anche nella villa non l'abbandonò per tutta la giornata questa paura.
La sera finalmente, colto un momento in cui si trovava solo col Berènga, gli disse sottovoce e come se continuasse un discorso interrotto poco prima:
— È morta, vero?