Il Berènga lo circondò con un braccio e due volte se lo strinse al petto; poi disse:
— Ebbene, figliuolo, sii uomo! Dio ha voluto che fosse così. Accetta la sua volontà e ti sentirai consolato.
Piero incominciò a piangere in silenzio, e appena gli amici s'accorsero che il Berènga aveva parlato, tornarono di nuovo verso Piero per consolarlo, ma il Berènga li tenne indietro con un gesto imperioso e tutti rimasero in piedi intorno a Piero che continuava a piangere a piangere a lagrime colanti e senza singhiozzi, come se il nodo del suo pianto si fosse sciolto da tanto tempo. Il Berènga gli stava più vicino e con la mano ancora in aria continuava a tener gli altri discosto dicendo:
— Lasciamolo piangere, lasciamolo piangere.
E a capo basso stava a vederlo piangere. Gli altri stavano intorno sottomessi al cenno del Berènga.
Quando ad un tratto questi levò la voce e pregò:
— Dio Signor nostro, concedi la pace a questo nostro fratello. Concedi la pace anche all'altra anima che comparve dinanzi a te nel modo che tu permettesti. Noi non possiamo sapere, o Signore, ciò che ci aspetta dinanzi al tuo tribunale, e perciò non dobbiamo giudicare gli altri ma dobbiamo aver pietà di quelli che soffrono e pregare per tutti. A questo nostro amico tu hai voluto concedere la guarigione. Egli resterà ancora qualche tempo fra noi e poi tornerà in patria. Assistilo nel viaggio, assistilo quando sarà in patria, e serbagli in conto per la sua salute eterna queste lacrime che versa ora, serbagliele e a lui e all'altra anima più poveretta.
Così pregò il Berènga e tutti gli altri nei loro cuori, e quelli che credevano e quelli che non credevano, pregarono con lui per l'amico piangente e per la creatura che giaceva non lontano di lì sepolta nella terra straniera.
Qualche giorno dopo, Piero disse al Rummo e a Quirino: