La rissa aperta era scoppiata altrove e fra altra gente poco prima. Le persone le quali avevano discusso e le altre le quali avevano assistito alla discussione, erano appena entrate nella sala da pranzo e s'erano sedute, quando un cameriere s'accostò al medico di bordo il quale insieme col comandante della nave stava alla stessa tavola a cui stavano il giovane signore, di nome Filippo Porrèna, il Buondelmonti e gli Axerio. Il cameriere essendosi accostato al medico gli parlò piano e il comandante vedendo il medico alzarsi in fretta ed essendosi accorto che si trattava di faccende di bordo, domandò che cosa fosse; il medico gli raccontò piano che era avvenuta una rissa fra gli emigranti, e che c'era uno ferito di coltello. Il professore Axerio non osò interrogare per discrezione, ma la sua faccia mostrandosi incuriosita, il comandante non sapendo rifiutar nulla ad uomo tanto celebre, gli accennò l'accaduto. L'Axerio quando sentì parlare di feriti e di sangue, drizzò la barba, e gli brillarono gli occhi, perchè subodorò che ci potesse essere da far qualcosa per la sua scienza e la sua professione, e subito domandò al comandante se gli permetteva di andare a visitare il ferito, e il comandante gli rispose che non c'era angolo dell'«Atlantide» nel quale egli non potesse entrare liberamente come in casa sua. L'Axerio, senza toccar cibo, uscì e si diresse verso prua dove stavano gli emigranti.

Gli emigranti tumultuavano ancora; si erano spinti da prua fin verso il mezzo della nave e rimanevano ancora fra loro gli strascichi del tumulto che s'era suscitato alla vista della rissa e del ferimento. L'Axerio attraversò una confusione di gambe, di braccia e di stracci reggendosi a stento per il rullìo della nave sull'impiantito lubrico, ed avendo domandato dove fosse il ferito, subito si levarono intorno a lui due, quattro, dieci, venti voci nelle favelle più diverse, perchè anche fra gli emigranti si era saputo chi era quel signore della prima classe il quale aveva la lunga barba nera. Due, quattro, dieci, venti tra uomini e donne gli si affollarono intorno e tutti gridavano un particolare di ciò che avevano visto o sentito raccontare. Il professor Axerio cercava di farsi largo con un gesto degnevole, tenendo la fronte bassa e la barba sul petto come a difenderla dal contatto della sozzura, ma una donna con i capelli sciolti e gli occhi fuori dell'orbita gli si parava davanti e andava avanti urlando sul tumulto, simile a chi porta una bandiera in una rivolta. Il professore potè giungere alla scala che dava giù nelle cabine dell'infermeria, scese e trovò il ferito nelle mani del medico e dell'infermiere. Gli avevano messo a nudo il tronco e voltatolo sul fianco lo andavano lavando sotto l'ascella dove c'era un largo foro che ancora versava un po' di sangue. Il sudicio inveterato aveva fatto scoria sul corpo dell'uomo, e il bianco della pelle veniva fuori a stento rigandosi subito di sangue appena il medico interrompeva la lavatura. L'Axerio osservata un momento la ferita domandò con brama:

— Non ci sarà mica bisogno d'operazione, dottore?

— Potrebbe darsi — rispose l'interrogato. — La ferita è larga e dev'esser profonda; è fatta con un coltello da cucina.

— Potrebbe esser leso un vaso interno importante.

— Potrebbe.

— In questo caso avremmo un'emorragia interna.

— È quel che sospetto. Veda: l'abbattimento aumenta.

— Bisognerebbe allora tagliare per rintracciare il vaso....