Sull'ultima sillaba dal folto proruppe una voce stridula e gridò:
— Non esageriamo! E soprattutto non precipitiamo!
Il Tanno riconobbe la voce del Rummo e gli si scagliò contro furibondamente gridando:
— Credi tu che un milione non sarei capace di darlo anche di mia tasca?
— Io credo che andiamo troppo presto con la solita rettorica patriottica.
— Ah maledetto animale! Guai a te se fai opposizione!
E simile a mastino che fa il salto per agguantar l'orecchia del bove, l'uomo che aveva sulla gota il segno di Menelik balzò e s'avventò al petto del Rummo. Ma incontanente gli fu sopra il Buondelmonti gridando:
— Tanno, che fai?
E cintolo con le sue braccia di ferro lo strappò dal nemico. Ma il Tanno nella stretta si dibatteva come un indemoniato e urlava. Il nobile amor della patria che egli da anni e anni aveva nutrito in fondo al suo petto d'una furiosissima collera, ferito ora gli lanciava sin agli occhi il più feroce e nero sangue del cuore e sulla faccia gli guizzava più rossa del fuoco la cicatrice del pugnale, mentre le sue labbra convulse balbettavano:
— Rettorica patriottica, maledetto animale, serpente velenoso!