— E se il tuo nemico avesse ragione? Se la causa per la quale egli combatte, fosse migliore della tua?
Rivide dentro di sè gli operai per il viale sul mare. Perchè camminavano così raccolti e muti?
Risentì ancora le parole del Buondelmonti.
— Ti hanno dato un esempio di carità di patria!
Che era dunque questa carità di patria? Che era quel piccolo nome lontano lontano che quelli uomini portavano nel loro cuore e per cui eran pronti a dare il sudor della loro fronte? Che era? E il Rummo ricominciò a pensare al passato e si sforzava di ricordarsi. Si sforzava di riafferrare le memorie della sua infanzia e della sua prima giovinezza trascorse in Italia per varie città e varie regioni. Egli era nato in una città della Sardegna dove suo padre aveva avuto la sua prima residenza nelle prefetture, e il Rummo ora si sforzava di riafferrare il ricordo de' luoghi e di tornare a raffigurarseli in mente. Ma non poteva. Perchè? Non poteva, non poteva quella sera stando a quella finestra di quella catapecchia di Rio de Janeiro, non poteva, per quanto si sforzasse, raffigurarsi in mente que' luoghi di Sardegna dov'egli era nato e dove aveva vissuto fino a otto anni. Perchè, perchè? E poi s'accorse che non era mai tornato a raffigurarseli, anzi che non ci aveva ripensato mai. Il cuore gli fece male orribilmente. Dopo, il padre era passato a Livorno, e il Rummo si sforzava di ricordarsi la città sul mare, ma non poteva. Perchè, perchè? Non ci aveva ripensato mai. Non aveva sentito mai il bisogno di riandare col pensiero là dov'era nato, dov'aveva vissuto col padre e con la madre. Dopo, il padre era passato a Genova e poi a Bologna e poi in altre città, e il Rummo per conto suo, già grande, aveva viaggiato per tante altre città e paesi d'Italia, e ora rivedeva, rivedeva, rivedeva tutto, luoghi, strade, edifizi, persone, col suo occhio spasimoso, da quella finestra di Rio attraverso tanta notte; ma anche si ricordava che per tanti e tanti anni di lontananza non aveva ricordato mai, non aveva mai sentito il bisogno di ricordare, come se per quelle città e per quei paesi, come se per tutta l'Italia egli fosse passato da straniero, muto di cuore e di lingua. E il cuore gli fece male orribilmente, sempre più male, sempre più male. Finchè si ricordò della contentezza che aveva provata pochi giorni prima dopo aver presa la decisione di partire col Buondelmonti. Per quale motivo? Non lo aveva saputo, ma ora lo sapeva. Era la contentezza di tornare in patria.
E allora per la prima volta, con un suono che non aveva sentito mai, si sentì risonare anche nel suo cuore quel piccolo nome lontano lontano, Italia, Italia, e con un desiderio che lo fece morire, per la prima volta da che era nel volontario esilio, pensò all'Italia. L'amore che non era mai nato nel suo cuore, non durante l'infanzia, non durante la gioventù, non da vicino, non da lontano, nacque allora e fu come se la patria medesima gli fosse venuta incontro con quanto essa aveva di più dolce, di più bello e di più grande, col suo nome, con un riso del suo cielo, con un segno di fraternità impresso sul volto della sua gente, con la sua gloria, perchè soltanto quella notte e così di lontano il Rummo vide per la prima volta il cielo ridente della patria, sentì la dolcezza che è nel suo nome, sentì circolarsi per le vene un'indefinibile fierezza d'esserle figlio, si ricordò di Roma dov'era stato dalla sua provincia, disse fra sè e sè qualche verso di Dante. E pianse per i versi di Dante, pianse per il ricordo di Roma, pianse pianse dolcissimamente e amarissimamente per il piccolo nome lontano al quale come allora non aveva pensato mai. Pianse pianse pianse per la città dov'era nato, e per tante e tante altre città dove aveva vissuto, e per tante e tante cose e tante persone che ora a un tratto gli apparivano care; pianse come se avesse ancora il padre, la madre e tanti fratelli e dopo anni e anni di inimicizia avesse fatto pace con loro.
Risentì nella sua amarezza le parole del Buondelmonti.
— Hai risposto male a quelli operai!
Risentì questo e n'ebbe rimorso. Sentì nell'amarezza del suo pianto il rimorso di non aver amato prima ciò per cui allora piangeva, e si ripassò in mente tutta la sua vita acre e dura. Non aveva lottato e sofferto? Ed aveva egli lottato e sofferto per sè o per gli altri? Non aveva lottato e sofferto soltanto per gli altri, per gli operai appunto, per tutti i lavoratori? E che cosa aveva chiesto per sè all'infuori del lottare e del soffrire, all'infuori del martirio che li supera tutti, all'infuori dell'odiare? Odiare, odiare, odiare! Un animo gli disse: — Tu ti sei messo l'odio nel cuore come se ti fossi messo un serpente nel seno e con questo ti sei dato a lottare per i lavoratori. Tu lottavi e l'odio ti straziava il cuore. Perchè hai il rimorso di non aver amato tu che hai odiato tanto non per te ma per gli altri? Hai chiesto forse una casa migliore, un cibo migliore, hai chiesto l'amore d'una donna? Tu non hai chiesto nulla ed hai lottato, odiato, sofferto tanto per i lavoratori: perchè hai rimorso? — Egli voleva giustificare la sua vita. Ma un altro animo gli ricordava che un giorno aveva affermato: — Non esiste la patria, esistono i lavoratori di tutto il mondo! — Gli riapparivano i lavoratori quali li aveva visti poche ore prima pel viale sul mare, pensosi della patria lontana, e la sua amarezza aumentava, perchè quei medesimi uomini gli dicevano: — Noi abbiamo un sentimento che mettiamo al di sopra di noi stessi e tu l'hai negato! — Per tutta la notte la patria gli fu vicina al cuore e gli diceva:
— Perchè m'hai negata? Perchè hai agito contro di me?