I primi bagliori del giorno nascente cominciarono a tingere le creste dei monti d’un color scialbo.

Bastiano era stanco, pallido, intirizzito, ma non staccava gli occhi dalle casette dell’Avru, che cominciavano a rischiararsi a poco a poco.

Ad un tratto la porta dello stazzo si schiuse, e un uomo comparve sulla soglia.

Era il pastore Anton Stefano che aveva lasciato le coltri per esplorare il tempo. Era l’ora in cui le sue cure lo chiamavano alla campagna e il muto lo sapeva, perchè pratico delle abitudini di quella famiglia.

Al disotto dello speco che serviva di vedetta a Bastiano era un sentiero che conduceva ad un chiuso. Per di là doveva passare il povero vecchio.

Un’ora dopo il sole gettava i suoi sprazzi luminosi sulla campagna, che pareva destarsi alla vita.

Anton Stefano accese la pipa, montò sulla sua cavalla, s’incamminò, passo passo, per la viottola che rasentava la collina.

Il muto fremette. La vista di quell’uomo produsse in lui un effetto singolare. Mentre da un canto sentì riaccendersi nell’anima l’ira e la vendetta, dall’altra gli tornarono in mente l’affetto e la generosità di quel vecchio pastore, che un dì lo aveva raccolto, protetto, alimentato....

Un velo di sangue offuscò la sua ragione, e sentì mancarsi. Aveva un tremito alle mani, ed un cupo ronzìo alle orecchie.

Aveva sempre colpito le sue vittime con freddo coraggio... e questa volta si sentiva pusillanime.