Chiuse gli occhi spaventato di sè stesso — sperando quasi che il pastore potesse salvarsi oltrepassando la mèta. Li riaprì lentamente dopo alcuni minuti... e guardò.
Anton Stefano trovavasi sotto di lui — a tiro del suo fucile.
Bastiano era pallido, tremante.
Gli parve che uno spirito infernale fosse entrato nel suo corpo, e che operasse nel suo spirito indipendentemente dalla volontà.
Egli guardava a sè dinanzi, come inebetito, non opponendo alcuna resistenza alla forza misteriosa che ridestava i suoi istinti di belva.
Il fucile passò dalle sue ginocchia alle sue mani; ne montò il grilletto, lo spianò, puntò... e chiuse nuovamente gli occhi, quasi sperando che il colpo andasse a vuoto.
Si udì una detonazione.
Anton Stefano ebbe appena il tempo di girare la testa per sapere dond’era partito il colpo. Vide il suo feritore lassù, in piedi fra due cespugli, con gli occhi e la bocca spalancati.
Mandò un grido acuto, portando la mano destra al petto... Barcollò, si contorse, tentò afferrarsi alla criniera della cavalla, ma cadde a terra gridando aiuto per due volte.
Il muto, svelto come un capriolo, era sparito fra i macigni ed i lentischi.