Una forza misteriosa pareva spingerlo verso la vetta del monte, sul quale saliva; ma un pio desiderio, un ricordo lontano, un sentimento doloroso gli faceva volgere la testa per salutare quelle due montagne da cui si allontanava la crocetta e Petra Màina. Tutta la sua vita si era svolta là, fra quelle due punte che gli parlavano d’Aggius e dell’Avru, della patria e dell’amore — della madre e dell’amante, le sole donne che lo avevano amato sulla terra.
Bastiano pareva chiedere ai monti d’Aggius la benedizione di sua madre — e ai monti dell’Avru il perdono della sua Gavina.
Sogni! sogni! — La madre in quell’ora riposava nel silenzio del sepolcro — e la Gavina forse posava il capo sul petto del suo Giuseppe!
Ormai lo sapeva: Gavina non poteva esser più sua. Egli stesso aveva spezzato l’ultimo filo di speranza. Fra lui e la cara fanciulla sorgeva minacciosa l’ombra d’un vecchio canuto che gli rinfacciava l’ospitalità tradita. E Gavina non poteva più stendere la mano ad un assassino — a colui che le aveva ucciso il padre!
Bastiano era già arrivato alla metà del monte. Saliva lentamente, svogliato, senza fretta, come se poco gli premesse arrivarci presto o tardi. Poteva andare incontro a un agguato — o poteva anche sfuggirlo: poco gli premeva. Non aveva premura, tutto il tempo era suo, e nessuno poteva chiedergliene conto.
Quell’essere umano come un punto nero, si era confuso nelle ombre vaporose del monte.
Saliva, saliva sempre, volgendosi ad ogni istante per salutare le punte di Petra Màina, che spiccavano ancora in tinte rosee su cielo nero. Quelle di Aggius non le vedeva più perchè si erano nascoste dietro il Monte Spina. Prima dell’amore, era sparita dai suoi occhi la patria!
Strano contrasto! A ponente un cielo limpido, sereno; a levante le nuvole si addensavano minacciando un uragano.
Il muto giunse finalmente al culmine di Cucurenza. Uscito appena dal seno tenebroso del monte, il suo cappuccio accuminato si disegnò sul fondo rosso del cielo. Dalle falde del cappotto usciva la canna del suo fucile, ch’egli portava sotto il braccio. — Veduta da lontano, quella figura pareva il mezzo busto di un nero cappuccio, disegnato nel fondo trasparente di un cielo luminoso.
Quando raggiunse il culmine, stette alcuni minuti immobile, colla testa rivolta verso le punte d’Aggius e dell’Avru, ch’egli salutava per l’ultima volta poi parve sprofondarsi a poco a poco finchè non si vide il solo cappuccio accuminato. Poco dopo anch’esso si abbassò... e scomparve.