La bruna vetta del monte tornò a distinguersi nettamente sul limpido sfondo del cielo.

Dov’era andato Bastiano? era forse disceso nell’altro versante del monte, oppure si era fermato sulla spianata dove sorge la chiesetta di San Giuseppe? — Era forse un’ambascia senza nome che lo spingeva lassù, a chiedere il perdono dei suoi peccati? Oppure aveva proseguito il suo cammino fino a Paduledda, o a quella Cala falsa, dove nel 1671 furono tratti in inganno il marchese di Cea e i suoi compagni, dal traditore Don Giacomo Alivesi?

Le nuvole salivano sempre, e l’azzurro del cielo spariva a grado a grado sotto le loro spire.

La notte aveva tutto cancellato — tutto avvolto nelle sue ombre: l’uomo ed il monte!

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Il terribile, il feroce bandito che dovunque aveva seminato lo scompiglio e il terrore era finalmente scomparso al di là di Cucurenza.

Gli abitanti tutti della Gallura, con grido unanime, avevano sempre imprecato al mostro, al dannato, al maledetto.

Ma chi mai era penetrato nel buio sepolcrale di quella coscienza che non s’era rivelata che a Dio? Chi mai aveva saputo leggere in quell’anima tribolata, per incidere una condanna infamante sul libro della storia? Gli uomini non certo. Il loro Codice, forse? No: il muto era fuori della legge, com’era fuori dal mondo; perchè le leggi sono fatte per gli uomini e Bastiano non era un uomo!

Colui che giudica questi disgraziati alla stregua della propria educazione, forte dei sani principi appresi dall’esempio della famiglia e dell’insegnamento della scuola, non può farsi un giusto concetto del loro valore — e ben di rado sa trovar una parola di compatimento pietoso, in favore di una creatura che, per avversità di fortuna o di destino, ha sempre vissuto nelle tenebre di una feroce ignoranza.

La società ha creato il maestro ed il giudice; il primo perchè insegni le buone regole del vivere civile — il secondo perchè applichi gli articoli del codice ai trasgressori delle leggi sociali. Ma il muto, a cui il giudice applicava le pene, aveva egli fruito, o poteva fruire degli insegnamenti del maestro? — A qual coscienza doveva attingere Bastiano i sentimenti nobili — egli nato sordo e muto, cresciuto nella miseria e nell’ozio, gettato in mezzo ai boschi, e condannato a vivere ramingo con l’odio nel cuore e l’urlo della fiera sulle labbra? Qual concetto poteva egli formarsi dei diritti e dei doveri sociali?