La padrona di casa, piuttosto giovine e alquanto malaticcia, era già a letto, insieme coi suoi due bambini; la vecchia nonna, settantenne, si riscaldava dinanzi al fuoco; ed il capo della famiglia — un uomo sui trent’anni, dalla barba nera e dai capelli lunghi — era in piedi vicino a un cassettone antico, intento a ripulire le canne del suo fucile; perchè la ruggine non le danneggiasse. — I buoni aggesi non potevano dimenticare il loro fucile: era l’arma favorita, e sapevano che bisognava accarezzarla ogni tanto, per rendersela amica. Erano tali gli odi d’allora, che quasi si diffidava del proprio fucile!
Il tuono brontolava lontano; e la vecchia, ch’era seduta in un canto, co’ piedi sopra la cenere e col corpo chino sulle brace, non faceva che recar la scarna mano alla fronte, per farvi replicatamante il segno della croce, invocando ad ogni istante santa Barbara.
In quella famiglia notavasi come un’inquietezza paurosa. Non si osava parlare per timore di provocare il temporale.
Il capo della famiglia cercava infondere coraggio agli altri; egli si provava a sgridare le donne ed i bambini: ma in fondo era più impressionato di tutti. I suoi movimenti nervosi tradivano l’interna inquietudine, da cui pareva dominato.
I tuoni si facevano sempre più forti, e brontolavano sempre, come impazienti, ringhiosi. Il temporale si avvicinava. I lampi fendevano di tanto in tanto le nubi che si addensavano sul villaggio, e mettevano in mostra le punte aguzze della Crocetta, del Fraìle e di Tumeusoza, le quali apparivano improvvisamente sul nero fondo del cielo, tinti dal colore del sangue.
E la vecchia fremeva, rosariando, accoccolata sulla cenere. Si faceva piccina piccina — quasi sperando di sottrarsi all’ira celeste, col raggomitolarsi.
L’uomo dalla barba nera e dai capelli lunghi continuava a sfregare le canne del suo fucile con uno straccio intinto d’olio, e chiudeva gli occhi quando i lampi listavano di fuoco le fessure della porta e delle due finestre. La moglie con voce tremante rassicurava i bambini, i quali avevano cacciato la testa sotto le coltri ed i guanciali.
Il vento che ululava al di fuori pareva il gemito di un sofferente che chiedesse ospitalità per la notte. La fiammella della lucerna ad olio serpeggiava, mossa dall’aria che penetrava dalle fessure delle imposte; e tutti la fissavano; temendo che si spegnesse.
All’urlo del vento si frammischiava quello del tuono, che muggiva con maggior insistenza.
— Santa Barbara! — ripeteva la vecchia, scuotendo le pallottoline del suo rosario.