Con le braccia serrate sul petto, Bastiano guardava la vecchia e il fanciullo, che gli stavano da presso. Egli ammirava quella testa bionda, vicino a quella testa bianca — il riposo della giovinezza in grembo alla vecchiaia — il tramonto che sorrideva all’alba, il debole che sorreggeva il forte.

Anche lui provava un sentimento d’invidia per tutti. Per lui non vi erano state mai feste — per lui non vi era stato mai amore.

Il muto era là per far numero. Dai sorrisi, dall’espressione dei volti, dai gesti delle persone, da tutto l’insieme delle cose che andava osservando, si accorgeva che in quella casa tutti erano felici. Avrebbe voluto esprimere anch’esso i suoi sentimenti, ma non poteva parlare. La natura maligna gli aveva inchiodato la lingua al palato; aveva posto una barriera di granito tra gli uomini e lui.

E assisteva alla festa col cruccio nel cuore, ripensando alla sua giovinezza e ai compagni che lo avevano deriso, percosso, ma egli era l’uomo di pietra; doveva assistere all’altrui gioia senza poter manifestare un suo pensiero, senza percepire il pensiero degli altri. Ecco perchè il sordo-muto era triste come la vecchia e come il fanciullo!

La fatalità aveva riunito quei tre personaggi, che pur dovevano aver tanta parte negli odii destinati al dilaniare le due fazioni dei Vasa e Mamia. Fila misteriose vincolavano quei tre esseri innocenti. Il destino aveva loro tracciato la strada che dovevano percorrere. Due di essi erano designati come vittime — il terzo come carnefice.

*

Arrivò finalmente l’ora del commiato e della partenza. Pietro Vasa si alzò; e dopo aver dato una stretta di mano ed un bacio alla sposa ed al futuro suocero, si accostò alla vecchia.

— Madre mia, andiamo. Vi ho fatto troppo aspettare, non è vero? Dovete perdonarmi, perchè son cose che non capitano due volte nella vita!

La vecchia sorrise amaramente; e si accostò alla sposa che baciò sulla fronte.

Mariangiola le restituì il bacio con trasporto mentre due lacrime di gioia le irrigavano le guancie.