Alla terza domenica del mese, in cui ricorre la festa di Santa Maria di Vignola, sogliono i devoti portare una bandiera alla rispettiva chiesuola per scioglier un voto o promessa. In tal circostanza fu domandato in prestito a Pietro Vasa un suo cavallo, il quale, per la bellezza delle forme e per la robustezza dei muscoli, formava l’ammirazione di quanti lo vedevano. Questo cavallo, già da qualche tempo, era tenuto nella scuderia di Antonio Mamia, nè Pietro aveva pensato a ritirarlo — segno evidente che egli accarezzava la speranza di far ritorno alla casa della fidanzata.
Terminata la funzione, fu ricondotto il cavallo allo stazzo del Mamia; — ma quel giorno il vecchio, o perchè fosse più di cattivo umore del solito, o perchè inasprito da recenti dicerie, rimandò indietro il giovane che portava il cavallo dicendogli che la sua scuderia non serviva per le bestie altrui.
Quest’azione ferì a sangue Pietro; e dice la cronaca, che l’innocente cavallo fu la prima e vera causa delle inimicizie che si accesero più tardi fra le fazioni dei Mamia e dei Vasa; nel modo stesso che alcune capre dei Pileri, entrate a pascolare nei terreni del Vasa, avevano gettate le prime basi di un altro odio implacabile.
Si cominciò a comprendere da entrambe le parti che te cose prendevano una cattiva piega; e un altro mese trascorse fra puntigli, messaggi, dicerie. I buoni amici cercarono di conciliare gli animi, in considerazione dell’amore dei due fidanzati e dei riguardi che meritava il vecchio Mamia; nè mancarono allo stesso tempo i cattivi amici, i quali fomentavano gli odi dei dissidenti col riferire, inventare, od esagerare le parole e i discorsi che venivano proferiti dalle due famiglie.
I due nemici però furono inconciliabili; poichè se il Vasa stava sul tirato, il Mamia non era tal uomo da cedere facilmente agli altrui capricci.
— Io sono il più vecchio — egli diceva. — Spetta dunque a Pietro sottomettersi.
Non è a dire quanto ne piangesse e ne soffrisse Mariangiola, e quali scene accadessero ogni giorno in casa. Il vecchio si sentiva intenerirsi alla presenza della sua creatura; ma per quanto l’amasse, avrebbe meglio desiderato vederla morta, anzichè umiliarsi al superbo che lo aveva offeso.
Molti ragionanti e alcuni sacerdoti si presentarono al Mamia per fargli presente il dolore della Mariangiola, la quale doveva rinunziare ad un uomo che amava e che le aveva giurato eterna fede. E a tanto giunsero le preghiere e le esortazioni del Rettore e dei probi uomini di Aggius, che il vecchio padre propose di far accompagnare la sua figliuola allo stazzo della Trinità da due stretti parenti, i quali l’avrebbero consegnata allo sposo. Egli però — lo dichiarava — non si sarebbe mai indotto ad accompagnare sua figlia, nè a metter piede in casa del superbo genero.[9]
Non rimaneva dunque più altro, che far la restituzione dei doni; ma anche questa pratica, in apparenza così semplice, provocò molte contestazioni. Noti il lettore la fierezza dei galluresi, la loro tenacità negli odi e la scrupolosa raffinatezza della loro suscettibilità.
Affacciata agli amici del Vasa e del Mamia la convenienza della reciproca restituzione dei doni, scambiati fra gli sposi nella cerimonia dell’abbraccio, nessuno dei due volle esser il primo a metterla in pratica.