— Mariangiola; gli uomini come Pietro non si piangono mai. Quando commettono azioni simili, essi sono indegni di far parte di un’onesta famiglia. Il giorno in cui vedrò una lacrima nei tuoi occhi — ricordalo bene! — quel giorno cesserai d’essere mia figlia; sarà indizio che non senti l’onta gettata da quell’infame sulla mia casa.

Così dicendo, il vecchio uscì. Michele si accostò alla sorella e la baciò sulla guancia.

— Sorridi, via, al tuo fratellino! — le disse: — Ora posso dirtelo: odiavo quell’uomo che voleva toglierti alla nostra casa. Egli non poteva che apportarci sventura!

Mariangiola esclamò sommessamente:

— E chi ti dice che non l’apporti?!

V. Il battesimo del Muto

Quattro mesi erano trascorsi dagli avvenimenti da noi narrati. Tra le fazioni del Vasa e dei Mamia regnava quella calma glaciale che d’ordinario è foriera di tempesta. La folgore era per iscoppiare; pareva che gli animi esacerbati aspettassero il più lieve appiglio per provocarla. Perchè quella sosta? era facile immaginarlo: perchè ogni fazione voleva un valido pretesto per dar sfogo all’ira, e per avere il diritto d’inferocire sull’avversario. Soliti riguardi di scrupolosa cavalleria!

Quattro mesi, però parvero troppo lunghi; e fu deciso di finirla. D’altra parte non poteva nascere alcun dubbio: vi era un oltraggio da vendicare — dunque il primo pensiero doveva rivolgersi all’oltraggiatore!

Era il 19 marzo 1850.

Pietro Vasa, fin dalla mattina, si era recato alla chiesuola di S. Giuseppe di Cucurenza per assistere alla messa. Era un giorno di festa per i galluresi, e Pietro aveva voluto santificarlo.