Terminata la funzione religiosa, verso mezzo giorno, Pietro si era messo in cammino per far ritorno allo stazzo, dove l’aspettava la vecchia madre.
Giunto a metà strada, in un punto ingombro di macchie di lentischio, sostò alquanto per accendere la sua pipa. In quel momento si udirono due spari di fucile. E Pietro cadde a terra gravemente ferito da tre palle.
Alcuni pastori, che per fortuna passavano colà accorsero a lui, gli fasciarono le ferite e lo trasportarono al suo stazzo, dove ricevette le prime cure.
Sapendolo in pericolo di morte, il parroco della Trinità di Agultu si recò subito da lui per confessarlo e lo esortò a perdonare ai suoi nemici.
— Sì....! — rispose il Vasa con voce spenta — che tanti angeli li accompagnino in vita e in morte!
Ma mentre il prete si avvicinava alla porta per andarsene il Vasa si rivolse a un suo parente che gli stava al capezzale, e gli disse solennemente e con significato:
— Ricordati che mi hanno ucciso!!!
Il prete tornò indietro indignato:
— Pietro!.... che vai dicendo? Io non posso più ascoltarti; cerca un’altro confessore![11]
Si aspettava che da un giorno all’altro Pietro Vasa spirasse; eppure — vero miracolo — egli migliorò, e dopo una settimana era fuori di pericolo. Fu trasportato dallo stazzo ad Aggius, e più tardi da Aggius a Tempio per sottoporlo a più rigorosa cura, e dopo un mese potè ripigliare le sue forze e le sue faccende.