Chi era stato l’autore di quell’agguato? Due versioni corsero in proposito: gli uni ne accusarono Mamia per l’oltraggio fatto alla figliuola — gli altri i Pileri, per gli antichi dissensi e per i continui dispetti che ricevevano dal Vasa.

Ad ogni modo il tiro veniva dai Mamia imparentati coi Pileri. Il dado era gettato, e cominciò da quel giorno la strage sanguinosa che doveva durare per sei anni.

Ferito il Vasa, i suoi parenti pensarono di farne le vendette e fu Michele Tansu che si incaricò del colpo.

Poche settimane dopo il ferimento di Pietro Vasa, trovandosi il Tansu in compagnia di un suo cugino s’imbatterono in due parenti del Mamia, e scaricarono su di essi i loro fucili. Uno di loro cadde ferito.

Ma i parenti del Vasa non menarono vanto di questa vendetta per lungo tempo.

Verso gli ultimi di aprile, il vecchio padre del ferito vendicò suo figlio uccidendo Michele Tansu, e nascondendone il cadavere nella campagna di Aggius.[12]

Gli stessi nemici fecero correre in paese la voce della vendetta fatta, e si può immaginare quale impressione produsse negli aggesi la notizia ferale. Quella morte misteriosa e la sparizione del cadavere rendevano più luttuoso l’avvenimento. Le ire, le bestemmie i giuramenti di vendetta correvano di bocca in bocca. Gli uomini imprecavano i vivi, impugnando i loro fucili; le donne piangevano i loro morti, mandando al cielo grida strazianti.

Michele Tansu era fratello di Bastiano — il sordo-muto. Quando a costui fu comunicata la disgrazia che lo aveva colpito, poco mancò non diventasse pazzo. Colle narici dilatate, cogli occhi fuori dell’orbita fissò stupito l’incauto messaggero, quasi credendo scherzo la ferale notizia. Abituato ad esser deriso, tardò a prestar fede all’asserzione. Quando però un secondo, un terzo, tutti gli confermarono l’assassinio, mandò un cupo ruggito e prese la campagna.

Pareva un forsennato, quantunque tutti conoscessero Bastiano per un giovane di spiriti bollenti e facile all’ira, pure si era ben lontani dall’immaginazione che la morte del fratello potesse produrre in lui una così terribile impressione.

Tutta quella sera e il giorno seguente il muto corse la campagna. Andò di stazzo in stazzo, si spinse fino alla spiaggia, e visitò le cussorgie della Trinità e di Vignola, chiedendo sempre di Michele. Dopo aver cercato il suo fratello vivo, quell’infelice cominciò la ricerca del fratello morto: — visitò tutti gli antri e le gole; osservò attentamente ogni crepaccio di granito ed ogni macchia di lentischio, e si diede persino a graffiare con le unghie la terra, quando gli pareva smossa di recente.